Regola di San Benedetto

Regola di San Benedetto Capitolo XXXVIII, 1-4 – La lettura in refettorio Alla mensa dei monaci non deve mai mancare la lettura, né è permesso di leggere a chiunque abbia preso a caso un libro qualsiasi, ma bisogna che ci sia un monaco incaricato della lettura, che inizi il suo compito alla domenica. Dopo la 

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Regola di San Benedetto Capitolo XXXVI, 7-10 – I fratelli infermi Per i monaci ammalati ci sia un locale apposito e un infermiere timorato di Dio, diligente e premuroso. Si conceda loro l’uso dei bagni, tutte le volte che ciò si renderà necessario a scopo terapeutico; ai sani, invece, e specialmente ai più giovani venga consentito più 

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Regola di San Benedetto Capitolo XXXV, 12-18 – Il servizio della cucina Un’ora prima del pranzo, ciascuno dei monaci di turno in cucina riceva, oltre la quantità di cibo stabilita per tutti, un po’ di pane e di vino, per poter poi all’ora del pranzo servire i propri fratelli senza lamentele né grave disagio; ma nei giorni festivi 

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RB 7,1-4 – La divina Scrittura, fratelli, a gran voce proclama: Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato. Così dicendo essa ci mostra che ogni esaltazione è una specie di superbia, vizio da cui il profeta vuole guardarsi quando dice: Signore, non si inorgoglisce il mio cuore – non vado in 

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RB 6,8 – Le buffonerie poi, le parole vane e volgari che possono incitare al riuso smodato, le escludiamo per sempre e nel modo più assoluto da tutto l’ambito del monastero, e non permettiamo che il discepolo apra la bocca a così indegne espressioni. In monastero non è bandito il sorriso e il riso, non 

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RB 6,6-7 – Parlare e insegnare è compito del maestro; tacere e ascoltare, invece, si addice al discepolo. Pertanto, quando si ha qualcosa da domandare a un superiore, lo si faccia con tutta umiltà e rispettosa sottomissione. Tra le parole buone e sante tali da edificare vi è l’insegnamento del superiore, questi ha infatti il 

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RB 6,3-5 – Per custodire, dunque, pienamente la gravità del silenzio, non si conceda che raramente, e soltanto ai discepoli spiritualmente più maturi, il permesso di parlare, sia pure di cose buone, sante e tali da edificare. Sta scritto infatti: Nel molto parlare  non eviterai il peccato, e altrove: Morte e vita sono in potere 

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RB 5,19 – Inoltre per un’obbedienza fatta in tal modo il discepolo non ottiene alcun frutto spirituale, anzi, se non si corregge e non ne fa la dovuta penitenza, incorre nella pena dei mormoratori. L’obbedienza ha come scopo portare “frutti spirituali” cioè il progredire nella vita spirituale. Essa ci permette di progredire, cioè di avanzare 

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