Regola di San Benedetto
Capitolo LVII, 4-9 – I monaci che praticano un’arte o un mestiere
- Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci, coloro, che sono stati incaricati di trattare l’affare, si guardino bene da qualsiasi disonestà. Si ricordino sempre di Anania e Safira, per non correre il rischio che la morte, subita da quelli nel corpo, colpisca le anime loro e di tutte le persone, che hanno comunque defraudato le sostanze del monastero. Però nei prezzi dei suddetti prodotti non deve mai insinuarsi l’avarizia, ma bisogna sempre venderli un po’ più a buon mercato dei secolari “affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”.
Avarizia e frode
Padre Claudio – 13 agosto 2026
Il lavoro ha come due dimensioni, quella di espressione e realizzazione della persona, e quella economica di mantenimento della comunità. La prima è trattata e legata al cammino del singolo, la seconda è vista in prospettiva del bene comune. Non si vuole ridurre il lavoro alla sola dimensione economica, e questa non la si vuole ridurre alla sola logica del profitto. Sono molti gli equilibri da mantenere perché il lavoro sia una componente positiva di crescita umana e spirituale. Qui sono solo velocemente accennate alcune deviazioni o pericoli, l’avarizia e la frode. Il riferimento biblico ad Anania e Saffira mette l’accento sulla dimensione interiore che può stare alla base delle deviazioni, mancanza di fiducia che porta a cercare di procurarsi una “sicurezza” autonoma.
Vendono tutto quello che hanno, però non condividono tutto, trattengono qualcosa per se stessi. E questo “poco” trattenuto diventa il tarlo che poi scava dentro di loro e fa perdere il dono della vita. L’indicazione di Benedetto è che l’avarizia e le altre forme di attaccamento ai beni materiali partono da piccole cose, apparentemente insignificanti, ma queste sono come un seme piantato nella proprio vita che senza accorgersi cresce e stravolge il cammino iniziale. Il gesto del donare tutto è nato anche per loro come gesto spontaneo e di generosità. Ma lentamente vengono meno queste motivazioni di apertura all’altro e cresce un’attenzione verso se stessi che li porta alla morte spirituale.
Il problema non è di risultato economico, di bilancio, ma di cammino spirituale e umano. Il pericolo grosso è che venga meno la logica del dono della propria vita a Dio e alla comunità. Occorre vigilare a questo livello profondo perché sia custodita la libertà e la generosità del dono, la fiducia che si affida ed è pronta a lasciare e perdere tutto. A volte questo deve concretizzarsi in una spogliazione, perché resti autentico il dono di se stessi. Qui ci si arricchisce perdendo, lasciando, non trattenendo.

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