16 agosto 2026

 

Omelia di fratel Lorenzo

Is 56,6-7; Rm 14,13-15.29-32; Mt 14,21-28

 

Caro Isaia, tu ci hai narrato del “sogno di Dio”: “Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi”.

Gli stranieri, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”.

                Ma su quale monte? Sul Sinai, sull’Ermon, o sulla cittadella di Davide, a Gerusalemme?  (di questi tempi, poi!).  Non occorre costruire una casa di preghiera, ma è la preghiera stessa una casa, dove possono convergere tutti i popoli, dove il Padre di tutte le genti è il signore della casa, un signore accogliente, dove egli gradisce i loro sacrifici posti sull’altare della sua gloria, dove i popoli potranno gioire della sua presenza; dove non ci sono più divisioni, contrasti; non più estranei gli uni agli altri: tutti fratelli perché figli dello stesso Padre.

               Va in questa direzione l’azione evangelizzatrice di Paolo, nel quale l’irrompere come fulmine a ciel sereno di Gesù nella sua vita (di fariseo zelante), di Gesù, nuova alleanza, ha scardinato la sua apologia (diventata poi spazzatura); per Paolo l’andare ai pagani non ha voluto rinnegare l’alleanza che Dio aveva stipulato col suo popolo, ma ha dato l’opportunità a questi popoli pagani di poter accedere anch’essi alla tenda del convegno, dove c’è posto per tutti. E se la disobbedienza a Dio, che ha ferito il suo cuore, ha coinvolto sia i popoli pagani, sia il popolo ebraico (perché non ha riconosciuto Gesù, l’inviato di Dio), Dio stesso li ha rinchiusi  come in un recinto, nella disobbedienza, perché potesse usare misericordia  verso gli uni,  per cui saranno salvati, e verso l’altro,  perché rinnovi quel patto di alleanza, attraverso il quale gli uni e gli altri riconosceranno l’amore paterno di Dio: Non più ospiti, ma  familiari di Dio.

               E così anche il brano di Mt, apparentemente lontano, ma in continuità con la condivisione dei pani e dei pesci, con l’accoglienza di Gesù da parte di Pietro e dei discepoli, perché tutti i popoli trovino posto sulla barca, dove Gesù calma le acque, scioglie la paura e con loro giungere all’altra sponda, alla salvezza; (il pane è presente pure in questo episodio, per dire che Gesù ha sempre dato il pane come nutrimento, ha dato se stesso),  un brano che mette in luce la fede di una pagana, elogiata da Gesù stesso, lo costringe a cambiare non solo il programma, ma la convinzione – giusta – di occuparsi delle pecore perdute di Israele, con l’apertura allo straniero, al pagano. Ecco: la donna cananea (i cananei antichi nemici di Israele) di origine siro – fenicia, che osa gridare a Gesù perché salvi sua figlia, e non si offende né si arrende anche quando Gesù la chiama con l’epiteto che gli ebrei davano ai pagani: “cani”. “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. “È vero, Signore – disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

               Questa donna ci offre la chiave per entrare nella preghiera che è luogo dell’incontro con Dio, come casa di preghiera, come la preghiera sia la casa di Dio.  Lei come noi abbiamo accesso a quello che l’evangelista Giovanni chiama essere “adoratori in Spirito e verità”.  Questi il Padre cerca! (Gv 4, 23 – 24, è l’episodio dell’incontro di Gesù con la samaritana). Questa donna pagana è entrata in Gesù, il vero adoratore del Padre, perché il suo cuore si aprisse a tutti i popoli e non può non farlo perché il cuore di Gesù batte all’unisono con quello del Padre. Quindi, entrare nel cuore di Gesù, santuario della sua preghiera (colloquio continuo col Padre) possiamo accedere al cuore di Dio che è anche nostro Padre; il cuore di Gesù diventa la porta per accedere al recinto, dove tutti i popoli formano quella ecclesìa, quella “chiamata universale” ad essere l’unica Sua famiglia, per vivere in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e una comunione, possibile, fraterna. E così cadono le barriere religiose, culturali, di razza: è distrutto quel muro che nel tempio divideva l’area di accesso ai pagani, da quella degli ebrei. Il velo del tempio è stato squarciato da cima a fondo.