Regola di San Benedetto
Capitolo LXIII, 1-3 – L’ordine della comunità
- Nella comunità ognuno conservi il posto che gli spetta secondo la data del suo ingresso o l’esemplarità della sua condotta o la volontà dell’abate. Bisogna però che quest’ultimo non metta lo scompiglio nel gregge che gli è stato affidato, prendendo delle disposizioni ingiuste come se esercitasse un potere assoluto, ma pensi sempre che dovrà rendere conto a Dio di tutte le sue decisioni e azioni.
Stare al proprio posto
Padre Claudio – 17 ottobre 2026
Già nel capitolo precedente Benedetto aveva toccato il tema dell’ordine della comunità. Vi è un criterio oggettivo: la data di ingresso in monastero; e un criterio meno oggettivo e meno quantificabile: il merito della vita. Dal punto di vista teorico, il secondo dovrebbe essere il più importante, perché prende in considerazione la qualità della vita del monaco, che per certi versi è sottesa nel prolungarsi della vita in monastero. Il criterio della maggiore permanenza in monastero presuppone che l’esperienza formi e renda più maturo il monaco. Sappiamo però come non basti il trascorrere del tempo per maturare spiritualmente, occorre anche un lavoro personale.
Benedetto allora affida all’abate il compito di scegliere di volta in volta il criterio che ritiene più opportuno, ammonendolo però di non creare tensioni in comunità con decisioni che possono essere interpretate come arbitrarie. Questo è il motivo per cui si preferisce ordinariamente non cambiare l’ordine della comunità, perché non nascano gelosie e incomprensioni. Il rischio è infatti di interpretare questi cambiamenti come giudizi sulla persona che feriscono. Sganciare quindi l’ordine in comunità da una valutazione delle qualità della stessa risulta alla fine la scelta che custodisce la pace e l’armonia.
Vi è poi una stima che si forma in modo naturale per i fratelli che dimostrano con i fatti una maturità umana e spirituale. E’ un riconoscimento che avviene spontaneamente e che crea meno tensioni. Vi è un riconoscimento della santità della vita che alimenta una sana emulazione, un desiderio di imparare, di raggiungere quella profondità interiore che emerge spontaneamente nella vita ordinaria.

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