Regola di San Benedetto
Capitolo LV, 1-8 – Gli abiti e le calzature dei monaci
- Bisogna dare ai monaci degli abiti adatti alle condizioni e al clima della località in cui abitano, perché nelle zone fredde si ha maggiore necessità di coprirsi e in quelle calde di meno: il giudizio al riguardo è di competenza dell’abate. Comunque riteniamo che nei climi temperati bastino per ciascun monaco una tonaca e una cocolla, quest’ultima di lana pesante per l’inverno e leggera o lisa per l’estate; inoltre lo scapolare per il lavoro e come calzature, scarpe e calze.
- Quanto al colore e alla qualità di tutti questi indumenti, i monaci non devono attribuirvi eccessiva importanza, accontentandosi di quello che si può trovare sul posto ed è più a buon mercato.
- L’abate però stia attento alla misura degli abiti, in modo che non siano troppo corti, ma della taglia di chi li indossa.
Quale importanza per l’abito?
Padre Claudio – 28 luglio 2026
Da questi versetti emerge un approccio moto diverso dal nostro alla questione dell’abito. Per Benedetto è uno strumento per coprire il corpo in modo da proteggerlo dal freddo. Semplifica ed essenzializza ogni altro aspetto. Non è importante il colore, il tipo di tessuto, ma l’indicazione è quella di scegliere ciò che è più economico nel luogo dove ci si trova, e che quindi molto probabilmente è usato dalla maggior parte delle persone povere. E fornisce anche un elenco degli indumenti che prevede un mantello consumato per l’estate, indicando come anche quando la stoffa è consumata, l’abito non è da buttare, ma da usare in un’altra situazione.
Tutto questo ci sembra eccessivo, ma possiamo cogliere e cercare di conservare una certa sobrietà ed essenzialità anche nell’abbigliamento. Anche per essere un segno contro corrente in una società dove esso è simbolo e strumento di affermazione di uno status. La moda non si basa solo sulla bellezza estetica, ma anche sull’immagine che si vuole mostrare di se stessi. E’ un modo per affermarsi o affermare ciò che si vorrebbe essere. E uno degli elementi è quello della ricchezza, come segno di affermazione del proprio successo.
L’indicazione che l’abito sia della giusta misura però ci richiama a non essere trasandati. C’è un modo di vestire ed essere semplici ed essenziali senza essere straccioni. E mi immagino che per Benedetto questo sia un modo di rispettare l’altro. Con il modo con cui mi presento dico se per l’altro è importante o non mi interessa. Oggi si tende a mettere l’attenzione solo su se stessi. Non ci si chiede se il proprio modo di vestire o di presentarsi può mettere a disagio l’altro.
Oggi l’abito identifica l’appartenenza a una comunità, a un istituto. Ma c’è modo e modo di farlo. Gli eccessi ce lo ricordano. Ci può essere una ricercatezza esasperata che diventa sfoggio di se stessi, e una trasandatezza che alla fine è fastidiosa e dice disinteresse, se non menefreghismo.

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