26 giugno 2026
Omelia di fratel Bernardo
1Re 3,5.7-12; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52
Ascolta l’omelia
Quando ero giovane mi chiedevo che cosa sarebbe stato un discepolo del regno che fosse diventato anche uno scriba … e così mi sono messo a leggere le Scritture all’inverso, cercando quale particolare luce provenisse dalla comprensione del possibile significato della Parola senza la rilettura cristiana. E non si finisce mai!
“Concedi al tuo servo un cuore docile” o, più letteralmente, “un cuore che ascolti”.
Forse che sia solo per questa richiesta di Salomone che il testo del Primo Libro dei Re è stato scelto per accompagnare, o forse introdurre, le tre parabole del Vangelo di Matteo appena lette?
Perché il tesoro nascosto o la perla di grande valore non sono innanzitutto qualcosa da costruire con la nostra volontà e forza, ma da scoprire attraverso una curiosa e appassionata ricerca, un ‘ascolto’ con tutto se stessi della realtà per intravedere, sentire, ‘udire’ la presenza del Regno.
Così in questa domenica sembra confermarci Paolo di Tarso con queste parole così ricche di grazia e di speranza, parole che pongono ogni vita umana in quella dismisura, confermata da altri suoi testi come “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo”, in quella dismisura che è il progetto di Dio nascosto per secoli e ora rivelato a noi.
Ascolto che apre allo stupore davanti alla gratuità della grazia e che ci spinge ad annunciare, condividere e in qualche modo restituire la grazia, tesoro, perla, abbondante pesca che sono poste nelle nostre vite dall’origine e ben prima del peccato.
Ascolto che ci permette di non immaginare il Regno solo come una realtà spirituale anticipo di quella posta alla fine dei tempi, nel Regno dei cieli, ma anche come un dono nascosto nelle pieghe del nostro quotidiano, dono da scoprire con curiosa e appassionata ricerca e, quando intuita , portarne la responsabilità.
Quando un ragazzo o una ragazza, nella limpidezza del cuore e nel più grande stupore, chiama chi ha di fronte “Tesoro!”, sta delirando nell’eccesso dell’emozione, oppure, senza saperlo e in nome di quell’evento nel quale il Verbo eterno di Dio ha preso carne, non riconosce in lei, in lui la fragile presenza del Regno dei cieli, il tesoro nascosto, la perla di grande valore, il luogo che purifica e orienta l’ascolto, rendendocene responsabili?
Quando qualcuno di noi ha nell’intimo una esplosione di gioia nella dolcezza della pace e vive quell’attimo di grazia come più prezioso della vita, sempre per il mistero eterno del Verbo incarnato, non fa esperienza del Regno di Dio ?
Il regno di Dio è sempre in mezzo a noi, ma come scintille nella stoppia!

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