Regola di San Benedetto

Capitolo LIV – La distribizione delle lettere e dei regali ai singoli monaci

  1. Senza il consenso dell’abate nessun monaco può ricevere dai suoi parenti o da qualunque altra persona lettere, oggetti di devozione o altri piccoli regali e neanche farne a sua volta o scambiarli con i confratelli. E anche se i parenti gli mandassero qualche dono, non si permetta di accettarlo, senza averne prima informato l’abate.
  2. Ma questi, anche nel caso che dia il suo consenso per ricevere il dono, può sempre assegnarlo a chi vuole e il monaco a cui era destinato non deve farsi di questo un motivo di afflizione, per non dare occasione al diavolo.
  3. Se poi qualcuno si provasse a comportarsi diversamente, sia sottoposto ai castighi dalla Regola.

 

Insieme a questi fratelli

Padre Claudio – 18 luglio 2026

 

Perché Benedetto è così severo e negativo nei confronti dello scambio di regali? Probabilmente per due ordini di ragioni. Il primo riguarda l’unità della comunità che verrebbe messa seriamente in pericolo da intromissioni esterne, fatte anche in buona fede, che creano differenze, alimentano aspettative, favoriscono dipendenze o relazioni interessate. All’inizio della Regola Benedetto aveva sottolineato che l’ambito in cui il monaco vive il suo cammino di ricerca di Dio è il monastero. Non è solo un’indicazione spaziale, ma soprattutto relazionale ed esistenziale. Il cammino spirituale di ricerca di Dio si gioca nelle relazioni comunitarie, e nell’accogliere e condividere le scelte comuni.

Le relazioni esterne, soprattutto quando interessate per un ritorno anche solo di stima e compensazione affettiva, minano questo equilibrio. Si generano anche gelosie interne per le diversità dei trattamenti e delle possibilità. Si creano di fatto delle forze centrifughe che lentamente e in modo impercettibile sfaldano l’unità favorendo il nascere di ideali personali.

Vi è un secondo ordine di ragioni più ideali, se vogliamo, ma non meno importanti. La comunità monastica è immaginata come riflesso della prima comunità cristiana degli Atti degli apostoli dove ogni cosa era in comune e ciascuno condivideva ciò che aveva. Ciascuno riceve ciò di cui ha bisogno dalla comunità in uno spirito di condivisione e di essenzialità. Questa prospettiva favorisce un decentramento e un senso di appartenenza, un percepirsi e un vivere come parte di un corpo rispetto al quale si ci dona e dal quale si riceve vita. Si cammina tutti insieme verso la vita eterna.

Il problema quindi non sta nell’oggetto dello scambio, nel suo valore economico, ma in ciò che esso può generare nel cuore dell’uomo. Il regalo è un gesto che vuole rafforzare e confermare una relazione, che vuole stringere un legame di stima e/o amicizia. Il rischio è che diventi un fattore escludente o separante all’interno del corpo della comunità. Per evitare questo Benedetto prevede che l’oggetto possa essere destinato ad altri, possa essere dirottato a un altro membro come a sottolineare che anche un regalo deve diventare un legame con tutto il corpo della comunità, e non con una sua parte, deve essere condiviso.