Regola di San Benedetto

Capitolo LIII, 21-24 – L’accoglienza degli ospiti

  1. Così pure la foresteria, ossia il locale destinato agli ospiti, sia affidata a un monaco pieno di timor di Dio: in essa ci siano dei letti forniti di tutto il necessario e la casa di Dio sia governata con saggezza da persone sagge.
  2. Nessuno, poi, a meno che ne abbia ricevuto l’incarico, prenda contatto o si intrattenga con gli ospiti, ma se qualcuno li incontra o li vede, dopo averli salutati umilmente come abbiamo detto e aver chiesta la benedizione, passi oltre, dichiarando di non avere il permesso di parlare con gli ospiti.

 

Qualità dell’accoglienza

Padre Claudio – 16 luglio 2026

 

Benedetto prevede una certa separazione tra la comunità e gli ospiti per tutelare ambedue le parti. Si parla di fratelli saggi e permeati di timor di Dio per le relazioni con gli ospiti al fine di poter essere realmente di aiuto. Certamente molto è dato dall’insieme della comunità con il suo clima, con la preghiera e con l’accoglienza, qui esplicitata dal saluto, ma ogni ospite porta con sé una storia di domande e sofferenze che bisogna saper accogliere, custodire e accompagnare, e non è da tutti. In questo senso è bene che sia il foresterario ad occuparsi degli ospiti ed è lui che conoscendoli sa come relazionarsi con loro. Anche per eventuali richiami e osservazioni occorre interfacciarsi con lui.

Occorre tutelare anche la comunità, perché gli ospiti potrebbero creare incomprensioni, tensioni, ecc. e per questo a tutti è chiesta affabilità, ma anche un certo distacco. L’accoglienza non si misura sulla quantità di parole scambiate, ma sul modo di porsi, anche di dire o far capire che c’è un altro fratello che è incaricato ad accompagnare.

Quello che tutti possiamo e dobbiamo fare è curare la qualità della nostra vita, perché è questo che possiamo offrire e di cui gli ospiti hanno bisogno. In particolare la qualità della nostra preghiera e delle nostre relazioni. Queste creano quel clima nel quale lo Spirito Santo parla al cuore di ciascuno e suggerisce domande o risposte per il proprio cammino. Non siamo noi i salvatori del mondo, ma strumenti che cercano di favorire l’azione della grazia. Per questo è importante anche la nostra preghiera per gli ospiti.

Il monastero vorrebbe offrire l’occasione per un’esperienza di Dio, e non un buon soggiorno e riposo. Questa è la differenza dell’ospitalità monastica da quella di una struttura recettiva.