Regola di San Benedetto
Capitolo LIII, 16-20 – L’accoglienza degli ospiti
- La cucina dell’abate e degli ospiti sia a parte, per evitare che i monaci siano disturbati dall’arrivo improvviso degli ospiti, che non mancano mai in monastero.
- Il servizio di questa cucina sia affidato annualmente a due fratelli, che sappiano svolgerlo come si deve. A costoro si diano anche degli aiuti, se ce n’è bisogno, perché servano senza mormorare, ma, a loro volta, quando hanno meno da fare, vadano a lavorare dove li manda l’obbedienza. E non solo in questo caso, ma nei confronti di tutti i fratelli impegnati in qualche particolare servizio del monastero, si segua un tale principio e cioè che, se occorre, si concedano loro degli aiuti, mentre, una volta terminato il proprio lavoro, essi devono tenersi disponibili per qualsiasi ordine.
Aiutarsi e collaborare
Padre Claudio – 14 luglio 2026
Da queste righe emerge una certa duttilità nei servizi per venire incontro alle reali necessità che la vita porta con sé. Il numero degli ospiti non è programmabile, per cui occorre adattarsi al variare delle necessità. Così per noi non sempre è programmabile la disponibilità di frutta per il lavoro nel laboratorio delle marmellate, o il numero di ordini nel periodo che precede le festività natalizie. Questo richiede un sapersi ascoltare e venire incontro, che presuppone il fatto che ciascuno non pensi solo al suo incarico, ma sia disponibile a collaborare con chi è più appesantito. I diversi servizi e lavori non sono compartimenti stagni e ciascuno non coltiva il suo orticello.
Questo aspetto pratico può essere di stimolo anche per un cammino più interiore di attenzione e aiuto reciproco. La carità, il dono all’altro, passa attraverso la concretezza della vita e in modo particolare dalle sue esigenze. Non è un di più che faccio quando me la sento, quando ne ho voglia, ma dovrebbe essere una sensibilità che abbiamo sempre, e che mi permette di accorgermi del bisogno dell’altro.
Un altro aspetto che può essere favorito da questa circolazione è il superamento di una possibile logica carrieristica, dove si ambisce al ruolo di responsabile, a una posizione di prestigio. Queste righe ci mostrano come ciò che dovremmo desiderare e che dovrebbe essere il valore più importante è l’aiuto e la collaborazione. Un ruolo non mi fa migliore o più importante, invece lo fa il modo con cui collaboro e interagisco con i fratelli. Gareggiamo non solo nello stimarci a vicenda, ma anche nell’aiutarci, nel sostenerci. E’ il segno di un’autentica carità fraterna.

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