Regola di San Benedetto
Capitolo XXXV, 12-18 – Il servizio della cucina
- Un’ora prima del pranzo, ciascuno dei monaci di turno in cucina riceva, oltre la quantità di cibo stabilita per tutti, un po’ di pane e di vino, per poter poi all’ora del pranzo servire i propri fratelli senza lamentele né grave disagio; ma nei giorni festivi aspettino fino al termine della celebrazione eucaristica.
- Alla domenica, subito dopo le Lodi, quelli che iniziano e quelli che terminano il servizio della cucina si inginocchino in coro davanti a tutti, chiedendo che preghino per loro.
- Chi ha finito il proprio turno reciti il versetto: “Sii benedetto, Signore Dio, che mi hai aiutato e mi hai consolato”. E quando lo avrà ripetuto tre volte e avrà ricevuto la benedizione, continui il fratello che gli succede nel servizio, dicendo: “O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, affrettati ad aiutarmi”; anche questo versetto sarà ripetuto tre volte da tutti, dopo di che il fratello riceverà la benedizione e inizierà il suo turno.
Servire è offrire
Padre Claudio – 11 febbraio 2026
Possiamo riconoscere in queste invocazioni proprie del termine e dell’inizio del servizio l’applicazione dell’indicazione del prologo (v. 4): ogni volta che ti accingi a fare qualcosa di bene, chiedi al Signore, con ferventissima preghiera, di portarlo egli stesso a compimento. Questo non solo per essere sostenuti nel proprio servizio, ma anche per offrire a Dio quanto facciamo, perché ogni servizio sia vissuto con Lui e per Lui. Umanamente c’è il rischio di vivere i servizi come occasioni di competizione, per mostrare la propria bravura, per emergere, per affermarsi. Anche l’invito a non imputare a se stessi il bene fatto, vorrebbe aiutarci a prevenire questo meccanismo, che potrebbe avvelenare il nostro modo di vivere un servizio.
Il desiderio di fare al meglio è un bene. Non deve però scivolare nel desiderio di emergere perché la vanagloria rischia di far spostare l’attenzione dal bisogno dell’altro alla lode, e, quindi, di puntare su ciò che ci mette più in risalto, piuttosto che su ciò di cui vi è più bisogno.
Questa tentazione la si previene vivendo in modo non superficiale i servizi assegnati, con la disposizione a farne un luogo di offerta a Dio e di risposta al suo dono. Cerchiamo di offrirgli il meglio e per questo cerchiamo di crescere e imparare a fare sempre meglio ciò che ci è chiesto. I servizi diventano così anche un’occasione di promozione, di acquisizione di nuove competenze. Sempre però per il bene della comunità e non solo per il nostro.

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