10 febbraio 2026
Abbazia Mater Ecclesiae
Isola di San Giulio
Omelia di padre Claudio
Quest’anno vorrei soffermarmi sul testo dei Dialoghi di San Gregoria Magno che racconta dell’incontro tra Scolastica e Benedetto. Quando un biografo sceglie gli episodi da raccontare lo fa avendo in mente un messaggio da trasmettere. Anche in questo caso. Al termine troviamo una chiave di lettura: «Dio è amore»; fu quindi giustissimo che potesse di più colei che amava di più!
Benedetto appare come il difensore della Regola, il primo custode anche in questa occasione di incontro con la sorella. Scolastica con la sua richiesta sembra andare contro la Regola, o comunque ridurne l’assolutezza, e il fatto che Dio abbia ascoltato la sua preghiera sembra confermare la bontà della sua posizione. Spesso negli apoftegmi l’intervento miracoloso ha la funzione di indicare la posizione che corrisponde alla volontà di Dio. Questa però è una semplificazione che potrebbe farci trarre delle conclusioni affrettate. I due personaggi non vanno contrapposti, ma rappresentano due posizioni che vanno armonizzate. Benedetto è per certi versi l’eroe del racconto e quindi questo smacco ha una funzione importante.
Il rischio che Gregorio vuole smascherare è un’obbedienza alla Regola, o alle regole, senza discernimento, il rischio di idealizzarle e renderle non più uno strumento di crescita spirituale, ma di inciampo. Occorre sempre discernimento perché la Regola indica prima di tutto un valore, e poi una possibile attuazione. Pensiamo quante volte nella Regola stessa si dà all’abate il potere di fare diversamente da quanto appena stabilito.
Scolastica ci ricorda che la Regola è uno strumento per vivere l’amore, che è il vero scopo, la vera meta. La Regola deve quindi servire e far crescere l’amore. E questo si realizza con un ascolto della situazione, della realtà, per capire dove e come vivere l’amore in quella precisa situazione. L’eccezione conferma la regola, si usa dire, espressione per sottolineare che la regola non è assoluta, altrimenti sarebbe un idolo, ma è serva di un valore più grande. Ma ci ricorda anche un’altra cosa importante, che l’eccezione non annulla la regola, che continua ad avere la sua funzione di indicare una strada.
Benedetto in questo racconto ha mancato di capacità di ascolto, della capacità di entrare nella situazione della sorella e capirne le motivazioni più profonde. Si è irrigidito su una posizione già indicata dalla Regola e non ha fatto la fatica di cercare di capire cosa conteneva quella richiesta, e quale poteva essere il modo di rispondere perché ci fosse un vantaggio spirituale per tutti. Scolastica non intendeva contestare la regola, ma chiedeva un incontro più profondo in vista anche di un passaggio che probabilmente intuiva e che si faceva sempre più vicino, la sua morte.
Gesù stesso nei vangeli ci appare a volte molto libero dai comandamenti, pensiamo ad esempio al sabato, ma non solo, e altre volte molto più esigente , quando ad esempio commenta e interpreta alcuni comandamenti come il non uccidere. Anche in questo caso il problema non è il valore dei comandamenti, la loro osservanza, ma il loro senso e come vanno “ascoltati”. Per poter obbedire, occorre prima “audire”, ascoltare, cioè discernere, capire cosa mi vogliono insegnare. Altrimenti con una osservanza formale li tradisco. La vera obbedienza richiede il discernimento.
Gregorio ci richiama allora alla vera obbedienza, che incomincia con l’ascolto attento della situazione, con la comprensione della posta in gioco e richiede il discernimento per comprendere dove passa l’amore, la volontà di Dio. Nessuno, neppure san Benedetto, può presumere di avere sempre la risposta in tasca. Va sempre ricercata, non contestando, ma comprendendo cosa la regola o il comandamento mi vuole insegnare.
L’altro rischio è quello di diventare io regola a me stesso, cioè di ascoltare me stesso, e non la volontà di Dio che passa attraverso il bisogno dell’altro. Occorre molta preghiera per affinare la sensibilità spirituale a riconoscere dove passa la compassione di Dio, che sa essere anche molto esigente. Dio infatti non ci chiede qualcosa, e neppure molto, ma tutto, tutto quello che possiamo.

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