3 maggio 2026

 

Omelia di fratel Lorenzo

At 6,1-7; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1 – 12

 

Vorrei stare sulla pagina di Giovanni! Perché più ricca di tematiche, non che le altre letture non meritino di essere approfondite, come la visione che Pietro ha di Gesù, pietra angolare, ma mi porterebbe fuori dalla riflessione, che propongo. Questa pagina di Gv come il resto del vangelo, dicevo, è ricca di spunti, di temi che troviamo all’interno dei capitoli 13-17, dove Gesù si racconta “cor ad cor loquitur “, chiamati “discorsi di addio” e di fatto è un addio, come dice Gesù stesso: “perché io vado al padre” (v. 12). “Figlioli, ancora per poco sono con voi. Voi mi cercherete, e come ho detto ai giudei, Ora lo dico anche a voi, dove io vado voi non potete venire“ (13,33). Dopo questo Gesù lascia un tempo sospeso (possiamo immaginarlo!) o una tensione, e vi mette una frase che non c’entra, ma che forse è la chiave di lettura di questa parte e che sollecita anche noi a fermarci un momento: Gesù dice: “un comandamento nuovo vi do: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri.” (13,35) È un inciso, ma che riempie di significato il resto, quando verranno coinvolti i discepoli, capaci di affrontare gli avvenimenti prossimi; anche se non sarà così: anch’essi saranno presi dalla paura dallo sconforto, e fuggiranno… una paura, un turbamento che rimarranno anche dopo che Gesù sarà risorto, presente in mezzo a loro. 

Pietro interviene con la sua caratteristica irruenza; riprendendo il discorso di Gesù: “io vado” Signore, dove vai? E Gesù lo frena:” dove io vado non puoi adesso venire, ma dopo. È l’amore consapevolezza che anche Pietro in uno slancio appassionato e rinnegherà per ben tre volte il maestro: -ma poi aggiunge il rinnegamento… gli altri hanno sentito: sconcerto… Tutti gli sguardi su Gesù! 

Qui si apre non solo  il c 14, ma una fase nuova dove Gesù capisce la situazione e lo scompiglio che ha creato nei cuori dei suoi discepoli: “Non si turbi il vostro cuore”

Dovranno passare dentro la prova, il dolore, lo smarrimento, ma ai discepoli Gesù sta dando una speranza, un orizzonte, pur lontano, ma rassicurante. Ed è qui che Gesù introduce e rivela il suo segreto: “Credete in Dio e credete anche in me”.

Quella frase di Gesù mette in evidenza un aspetto della sua personalità, più complessa di come la descrive Giovanni all’inizio del suo vangelo, quando entra in scena, mostrando una personalità decisa, da leader , nella risposta che egli da ai due discepoli che gli avevano chiesto : “Dove stai”? “Venite e vedete”. Qui Gesù mette in luce la sua sensibilità, quasi materna, di uno che è preoccupato del turbamento causato in quelli che non solo sono diventati suoi discepoli, ma anche amici, fratelli, e che il Padre gli aveva affidato. Un Gesù che si è preso cura di loro.

Tocca ai discepoli comunque avventurarsi in questa prospettiva nuova: ma è proprio il vivendo “Il comandamento nuovo, l’amore, la via, la vita, la verità, che è Gesù, a dare forza e coraggio ai discepoli di seguire le orme del maestro. 

 Dio che diventa padre, lo stesso padre di Gesù, rispecchiato sullo stesso Gesù: “chi vede me, vede il padre! E che diventa anche per i discepoli “Padre”.

E l’ultimo aspetto: quel cor ad cor loquitur avviene tra Gesù e quel Dio che è costantemente chiamato da lui il Padre, di cui sottolinea la loro interiorità/intimità, l’ascolto reciproco; la volontà di piacere, l’amore vicendevole, motivo fondamentale perché il verbo che si incarna è solo per amore ed è solo l’amore vicendevole che Gesù raccomanda ai discepoli se vogliono entrare nella battaglia della vita, una battaglia dove la fede e l’amore, come Gesù ha insegnato, non sono solo speranza, orizzonte, ma concreta Grazia: certezze che il padre, il Signore Gesù, e lo Spirito come avvocato difensore, come colui che conduce alla verità, non saranno mai nel cielo, ma sulla terra e nell’anima di ogni discepolo.

Anche del nostro vivere quotidiano.