Regola di San Benedetto
Capitolo XLIII, 10-19 – La puntualità nell’Ufficio divino e in refettorio
- Nelle Ore del giorno, invece, il monaco che arriva all’Ufficio divino dopo il versetto o il Gloria del primo salmo, che segue lo stesso versetto, si metta all’ultimo posto, secondo la norma precedente, e non si permetta di unirsi al coro dei fratelli che salmeggiano, fino a che non avrà riparato, a meno che l’abate gliene dia il permesso con il suo perdono; ma anche in questo caso il ritardatario dovrà riparare la sua mancanza.
- Per quanto riguarda il refettorio, chi non arriva prima del versetto in modo che tutti uniti dicano il versetto stesso, preghino e poi siedano insieme a mensa, se la mancanza è dovuta a negligenza o cattiva volontà, sia rimproverato fino a due volte. Ma se ancora non si corregge, sia escluso dalla mensa comune e mangi da solo, separato dalla comunità e senza la sua razione di vino, fino a che non abbia riparato e si sia corretto. Lo stesso castigo sia inflitto al monaco che non si trovi presente al versetto che si recita dopo il pranzo.
- Nessuno poi si permetta di mangiare o di bere qualcosa prima dell’ora stabilita. Ma il monaco che non avesse accettato ciò che gli era stato offerto dal superiore, quando desidererà quello che ha rifiutato in precedenza o altro, non ottenga assolutamente nulla fino a che non dimostri di essersi debitamente corretto.
Insieme
Padre Claudio – 2 maggio 2026
Questo capitolo ci offre degli spunti per capire come Benedetto costruisce la comunità, il senso di appartenenza. La preghiera fatta insieme, come il mangiare insieme, sono due momenti simbolici ed emblematici che, uniti al servirsi reciprocamente, costruiscono, senza accorgersi, uno spirito di appartenenza. Lo si capisce là dove questi momenti sono vissuti in modo sfilacciato, perché ciascuno è preso dai suoi interessi e impegni, e per questo non sempre presente o con orari sfalsati. Questi momenti comunitari diventano un peso e un fastidio. Questa è la spia di allarme che segnala una rottura molto più pericolosa di quanto si possa pensare.
In una comunità sana tutti i membri collaborano al bene dell’insieme e mettono questo prima del proprio. Questo senza dover fare particolare fatica, perché si gode anche di questa appartenenza e del sostegno che ci viene da essa. Ciascuno si dona alla comunità, e in questo donarsi sperimenta una consolazione gratuita. Al contrario, là dove gli interessi personali diventano sempre più forti si vive con fastidio tutto ciò che è comune e si cerca di evitarlo. Questo però lascia un senso di insoddisfazione latente.
I fratelli non sono più parte di una famiglia, ma coinquilini più o meno fastidiosi, nella misura in cui intralciano o favoriscono i miei interessi. L’altro segno evidente di questa frattura è la fatica a svolgere servizi per la comunità. Sono vissuti come tempo perso rispetto ai propri impegni, che sono percepiti come più importanti.
La puntualità, la collaborazione, la disponibilità, dicono cosa per noi è realmente importante e costruiscono la comunità. È il passaggio da una logica in cui parto dai miei bisogni, a una dove al primo posto ci sono quelli della comunità e imparo ad armonizzare i miei. Questo passaggio in realtà mi rende più libero, perché non condizionato dai miei istinti o desideri. Le piccole cose costruiscono o demoliscono i valori. Per questo Benedetto è attento a questi che possono apparire particolari, come la puntualità.

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