11 aprile 2026
Omelia di fratel Lorenzo
At 4, 13-21; Mc 16, 9-15
Siamo di fronte a due pagine drammatiche, con un finale a sorpresa! Sia la pagina degli Atti, sia quella di Marco non sono pagine in cui vengono edulcorati gli episodi che narrano la vicenda di questo gruppo appartenente alla cerchia dei discepoli, impegnati e presi dal: “e dopo”?
La morte del loro maestro, il rabbì, (ma anche la sua vita), ha spiazzato questo gruppo che, non capendo o non ascoltando quanto Gesù diceva durante il tragitto che lo avrebbe portato a Gerusalemme, si aspettava un roseo orizzonte, “un happy end”; o sognava la sconfitta dei romani, la loro cacciata, da parte di Gesù; oppure desiderava avere posti sicuri nel regno di Dio, di cui parlava spesso Gesù; posti di prestigio…uno alla destra o alla sinistra.
Niente di tutto questo!
La sua morte ha gettato questo gruppo nella disperazione: da qui la fuga, il nascondersi dai giudei, la paura di essere scoperti come discepoli di un maestro condannato, anche se innocente, a una morte infamante: un discredito sentito come una colpa, una macchia sulla loro appartenenza.
Dopo la morte di Gesù si era creato quel “tempo sospeso”, diventato un dramma, e forse una tragedia. Soprattutto la pagina di Marco ci dà l’idea del clima interiore scombussolato dai successi avvenimenti. Sepolto Gesù, tutto era finito? No! Diamo atto all’onestà dell’autore del vangelo per non aver taciuto, anzi mostrato, l’animo contraddittorio dei discepoli, dopo le prime notizie che Gesù era vivo! Non bastavano le testimonianze, in primis quella di Maddalena; pianto, afflizione, incredulità avevano occupato l’animo dei discepoli. Ci stava anche un rimprovero, quello di Gesù, per la loro incredulità e durezza di cuore (da qui prenderà spunto l’episodio narrato dall’evangelista Luca, quello dei discepoli di Emmaus). Così anche il dramma della pagina degli atti degli apostoli, ormai rinfrancati e liberi per la presenza in loro dello spirito Santo, dovranno affrontare processi, fustigazioni, imprigionamenti… Ma con quella lieta parresia che ormai li accompagnerà lungo le vie del mondo.
Ed ecco il finale a sorpresa; dagli Atti: “Pietro e Giovanni replicarono: “Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. Dal vangelo di Marco “(Gesù) disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”.
Di fronte a questo gruppo, chi avrebbe potuto dare credito e affidare un compito, una responsabilità? Eppure…
E noi non è che siamo poi così diversi da quel gruppo!
Sentiamo almeno in noi il rimprovero di Gesù… Incredulità e durezza di cuore, che possono abitare anche i nostri cuori, e spegnere la fiamma dall’annuncio evangelico. E invece, a loro, come a noi, dice: “Andate”…
Anche oggi!

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