7 aprile 2026

 

Omelia di fratel Lorenzo

At 2, 36-41; Gv 20, 11-18

 

Questa pagina di vangelo di Giovanni, che oggi abbiamo ascoltato (Gv 20, 11 – 18), ci dà la conferma dell’importanza della testimonianza unica e speciale di Maria di Magdala. Con Giovanni anche gli altri evangelisti lo sottolineano. Ma la prima dei discepoli a cui Gesù appare! Discepola autorevole! lo dice il termine “Rabbunì”, Maestro! , come lei  riconosce e chiama Gesù. Si sa che un gruppetto di donne seguiva Gesù, tra cui Maria Maddalena, e a quanto pare non come servette, ma trattate da Gesù come discepole!

Maria, in questo incontro, non dice mai il nome di Gesù; ma è Gesù che la chiama per nome.Quando, poi, lei corre dai discepoli obbediente al comando di Gesù di portare questo messaggio, ella lo chiama Signore: “Ho visto il signore.” Passaggio non indifferente! Un passaggio nella fede?

La scena, nella prima parte, è dominata dal pianto di Maria e dal perché piange! Maria piange per la morte di Gesù, piange perché ha scoperto il sepolcro vuoto. Ma solo Gesù le chiede: perché piangi? Chi cerchi? A metà dell’ episodio c’è un colpo di scena! Una voce, una voce che pronuncia quel nome: “Maria”, e solo quel tono di voce la sorprende, ma le è così familiare da non porre più alcuna domanda a quello che per lei prima era sconosciuto, solo un custode. Ora sa che chi è! C’è uno squarcio nel cuore di questa donna e la sua esperienza è assunta dalla prima comunità cristiana che la guarda ora come esemplare modello di discepolato.

Questa donna passa da una dimensione umana (il pianto) a quella dell’amore e della fede: “Signore!” E và senza indugio a dirlo, ad annunciarlo: il Signore è risorto!.

Questo è un compito che riguarda anche noi oggi! Se vogliamo dirci discepoli! Altrimenti rimaniamo nel pianto: gesto nobilissimo, ma non sufficiente; è la gioia grande a portare il nostro annuncio che Gesù è il Signore, oggi!