Regola di San Benedetto
Capitolo XLII, 1 – Il silenzio dopo compieta
- I monaci devono custodire sempre il silenzio con amore, ma soprattutto durante la notte.
Non c’è solo il mio bisogno
Padre Claudio – 18 aprile 2026
Custodire con amore: significa non solo vivere realmente il silenzio, ma aver scoperto il suo valore, la sua ricchezza e per questo desiderarlo, cercarlo. L’indicazione “soprattutto” non significa: solo nelle ore notturne, ma viverlo in modo particolare in queste ore perché possano ravvivare il desiderio e l’impegno a viverlo anche nel resto della giornata.
A volte possiamo correre il rischio di cercare il silenzio quando “noi lo desideriamo”, quando a noi fa comodo, anche nel senso positivo che ne abbiamo bisogno, ma non siamo capaci di frenaci e controllarci quando invece è l’orario o il luogo a chiedercelo. Cioè partiamo da noi stessi, da ciò che stiamo vivendo, e pretendiamo che gli altri rispettino i nostri bisogni, senza noi rispettare quelli degli altri. Voglio stare tranquillo e allora il silenzio va bene, ho bisogno di risolvere un problema, di chiedere qualcosa, e allora il silenzio può essere sospeso.
Una regola comune vuole non solo favorire una custodia reale del silenzio, ma anche educarci al fatto che non vivo in base al mio bisogno, ma entro in un cammino che coinvolge tutta la comunità. Non solo per il silenzio, ma anche per tutti gli altri aspetti della vita.
C’è un tempo adatto e in cui vivere o fare una cosa, e un tempo in cui mi è chiesto di rimandare e saper aspettare. Non perché la cosa sia cattiva, ma non è il suo tempo. Non schiavi dell’ansia, del bisogno, ma acquisire una libertà anche da se stessi. Perché altrimenti rischiamo di amplificare sempre più questi bisogni, rendendoli inderogabili.

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