27 marzo 2026
Celebrazione comunitaria della Penitenza
Meditazione in preparazione alla confessione
Dal Vangelo secondo Marco
Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; “guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà“, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente, E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.
Ho pensato di proporre questo testo del Vangelo di Marco sollecitato dal Messaggio che il papa ha scritto per questa Quaresima: Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione.
Dice papa Leone:
«Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. […] Quest’ anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con I’altro».
- Il Vangelo precisa anzitutto il disagio comunicativo di quest’uomo. È uno che non sente e che si esprime con suoni gutturali, quasi con mugolii, di cui non si coglie il senso. Dunque un uomo SORDO e BALBUZIENTE, un uomo che parla con difficoltà. Incapace di ascoltare, non sa neppure esprimersi correttamente e perde la capacità comunicativa trovandosi in un isolamento doloroso. L’incapacità di comunicare è ciò che affligge quest’uomo privandolo della sua soggettività: egli è totalmente passivo, infatti viene condotto da Gesù perché possa imporgli le mani.
- Gesù non compie subito il miracolo, prima di tutto fa capire a quest’uomo che gli vuole bene, che può e vuole prendersi cura di lui, e cosi lo porta lontano dalla folla. Nel silenzio, può essere restituito a sé stesso e diventare soggetto della sua parola. Qui avviene l’incontro personale con la Parola buona e vera che è Gesù. In disparte e con segni incisivi gli indica ciò che gli vuol fare: introduce le dita nelle orecchie per riaprire i canali della comunicazione e unge la lingua con la saliva per comunicargli la sua scioltezza. Quest’operazione rozza e delicata è compiuta con le dita, come l’artista che cesella l’opera plasmata con le mani. Gesù comincia, nei segni e poi nel comando successivo, con il risanare l’ascolto, le orecchie. Il risanamento della lingua sarà conseguente.
Ecco il comando: “EFFATÀ cioè “APRITI!” (7, 34). È una parola forte, potente. È una parola che apre alla vita, alla relazione, all’incontro. Il gemito di Gesù (la croce!) è capace di vincere ogni chiusura e guarirci dalla sordità. Il sordo ora parla. Prima non poteva, perché non era capace di accogliere la parola. Il dialogo è frutto di ascolto. Il sordo farfugliante diventa uno che sente e risponde. È capace di relazione.
C’è un atteggiamento, che torna spesso nella Scrittura che è normativo per Israele e per i discepoli di Gesù: L’ASCOLTO. Ricordiamo l’inizio delle parole dell’Alleanza: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore» (Dt 6, 4-6). Si tratta innanzitutto di ASCOLTARE e successivamente di accogliere l’identità di Colui parla, il Signore Dio. Quindi lasciarsi andare all’atteggiamento fondamentale che nasce proprio dall’ascolto: L’AMORE.
Anche la Regola di Benedetto dice al monaco la stessa osa: «Ascolta, figlio, le parole di un tenero padre e piega l’orecchio del tuo cuore» (RB 1,1). Se Vogliamo conoscere qualcuno e comprendere qualcosa occorre prima di tutto aprirsi alla possibilità di una parola che viene da altrove. Per riconoscere accogliere il suo messaggio, bisogna dunque ascoltarlo. Ciò significa mettere tra parentesi quanto so e conosco, quanto comprendo e so fare, per essere libero di riconoscere un’altra presenza e un’altra parola. Se siamo onesti con noi stessi non possiamo che riconoscere, anche solo sul piano delle relazioni umane, quanto e come l’ascolto sia una pratica indispensabile e molto difficile allo stesso tempo. Quanto più mi educo all’ascolto e al silenzio tanto più posso fare spazio al Signore e agli altri! Mentre ci prepariamo a vivere il sacramento del perdono potremmo ringraziare il Signore per il dono della sua Parola e interrogarci sulla nostra capacità/disponibilità ad ascoltare.

Nessun commento