19 marzo 2026

 

Omelia di fratel Lorenzo

2Sam 7,4-5a.12-14a.16; Rm 4,13.16-18.22; Lc 2,41-51a

 

San Giuseppe? Una figura marginale? Sì, e per tanto tempo nella chiesa, ma poi recuperato, se non altro è stato inserito, recentemente qualche anno fa nel canone eucaristico, accanto alla Vergine Maria, di cui è sposo; ma nei Vangeli, detti dell’infanzia, quelli di Matteo e Luca, tanto per intenderci, ha un ruolo importante e decisivo!

La sua personalità? Più complessa di quanto ci dicono gli elementi che emergono dalle pagine evangeliche, oltre a quelle dell’infanzia, pur nella sobrietà degli episodi che lo vedono nominato; ricordo almeno la domanda che viene fatta su Gesù: chi è costui? Non è il figlio del carpentiere…? Così che abbiamo i dati per conoscere Giuseppe in concreto, la sua personalità, che ci sono forniti esclusivamente dai Vangeli dell’infanzia!

Una prima domanda: quali sono i tratti significativi che delineano la sua personalità? Matteo lo inquadra in una genealogia che lo vede discendente della stirpe di Davide, quindi, di stirpe regale, ma ai tempi di Giuseppe se ne erano perse le tracce, Dio non si è più fidato di questi “re” troppo egocentrici; anche i migliori erano scivolati in un tipo di vita meschina, non più all’altezza della situazione e Dio li ha lasciati perdere, li ha scaricati.

Matteo lo delinea anche come uomo giusto! Un uomo di buon senso, fedele alla legge mosaica ma applicata con sapienza; riguardo a Maria la decisione presa ci si immagina non facile. Un uomo visitato da Dio. I sogni che egli fa sono rivelatori di un progetto che Dio ha su di lui, e lui, Giuseppe vi si adegua, obbedisce e lo fa suo: prende con sé Maria, riconosce Gesù come figlio suo. Ci saranno momenti difficili, ma Giuseppe rimane fedele al progetto di Dio!

Luca ce lo presenta come un padre che con Maria, sua sposa, si preoccupa di “suo” figlio, che tutto sommato è un bambino bravo, buono, intelligente e soprattutto obbediente! Trascorre con lui anni felici! A dodici anni i genitori lo portano al tempio per la Pasqua (pasqua vuol dire anche passaggio, un passaggio per Gesù dall’infanzia alla vita adulta, ma un passaggio anche per Giuseppe), come consuetudine, ma qualcosa succede, c’è una rottura! Giuseppe, quando finalmente lo trovano,  si trova di fronte a quella frase di Gesù: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” E si sarà chiesto: “E io? Non sono suo padre come Dio mi ha chiesto?” Aveva provato poco prima angoscia perché lui è Maria pensavano di averlo perso a Gerusalemme, una tale tale confusione in quei giorni; e poi questa doccia fredda. “E io?” Non conosciamo, peccato, la sua reazione, ma possiamo immaginarla! L’evangelista si premura di dirci che Giuseppe e Maria non avevano capito. Tornano a casa: Gesù si comporta da figlio obbediente, si sottomette a loro. Ma come sarà stata per Giuseppe la vita quotidiana con questo peso? Anch’egli si sarà fatto obbediente! Ma tutto di lui entra nel silenzio. Non sappiamo.

Una seconda domanda, che però riguarda Gesù uomo, Gesù figlio: quali tratti di suo padre putativo lo avrebbero connotato? Qui mi fermo e  lascio a voi, e a me, raccogliere nei vangeli ciò che Gesù ha fatto, ha detto, come si è comportato, per conoscere la gratitudine che egli ha avuto verso quel padre che Dio gli ha messo a fianco e che lo ha seguito per un bel po’ di strada nella vita: bambino, adolescente, giovane, adulto! Ma almeno una caratteristica Gesù ha ereditato da Giuseppe: quella delicatezza del tratto, quella capacità di incontrare l’altro, di guardare nei suoi occhi, ciò che c’è dentro di lui, e di offrire la sua mano, di essergli compagno! Di amarlo!