8 marzo 2026

 

Omelia di padre Claudio

Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

 

Nel Vangelo della Samaritana vi sono diversi simboli con un grosso spessore spirituale e biblico. Vorrei toccarne uno solo, quello della sorgente di acqua viva. La scelta dei testi proposta oggi dalla liturgia può essere una chiave di lettura di questo simbolo, in particolare la lettera ai Romani.

Quest’acqua ha una serie di caratteristiche che la rendono unica. E’ viva, zampilla per la vita eterna, è una sorgente posta in noi, è fin da subito definita un dono. Cos’è allora? A cosa si riferisce Gesù? Usando il linguaggio di Paolo possiamo dire che è una grazia che Dio ci fa, il cui scopo è alimentare e rigenerare la vita, al punto da farla diventare vita eterna. Essendo una sorgente che scaturisce in noi, non abbiamo più bisogno di andare a cercare fuori di noi.

Questo dono va però conosciuto per poter essere accolto, e la missione di Gesù è proprio quella di farcelo conoscere perché possiamo goderne. L’amore di Dio è già riversato nei nostri cuori dallo Spirito, ma possiamo non conoscerlo, non capirlo e per questo non lasciarlo agire in noi. Dono significa prima di tutto che non è qualcosa che ci siamo o ci dobbiamo meritare. Ma Dio ce lo ha offerto liberamente per sua volontà. Questo per noi è difficile da capire perché viviamo con una logica di misure e di compensi. Qui invece è gratuito e smisurato.

E’ questo amore la sorgente d’acqua viva, perché è l’amore che ci fa vivere, che vivifica le esistenze umane, che supera anche la morte fisica. E’ l’amore la sorgente della speranza che ci permette di affrontare il futuro sapendo che Dio è dalla nostra parte, non è un avversario o un accusatore, ma colui che vuole il nostro bene. Questa fiducia ci permette di superare la sconfitta dei nostri peccati, dei nostri fallimenti, delle nostre povertà. Non dobbiamo dimostrare nulla, perché Dio ci ama già. Siamo chiamati a gustare questo amore e lasciarci trasformare da esso. La trasformazione è lasciarlo agire in noi, è far si che guidi il nostro modo di relazionarci rendendoci altrettanto gratuiti e liberi.

L’amore di Dio è più di un sentimento, di un’energia, è la sua stessa presenza, perché è lui l’amore. Tutto questo ci far comprendere cos’è la sua presenza in noi, la sua scelta di porre in noi la sua dimora. Non più un monte, un tempio, ma l’uomo vivente. Adorare il Padre in spirto e verità può allora dire vivere questo amore, riconoscerlo e accoglierlo.