Regola di San Benedetto

Capitolo XXXIX, 1-5 – La misura del cibo

  1. Volendo tenere il debito conto delle necessità individuali, riteniamo che per il pranzo quotidiano fissato – a seconda delle stagioni – dopo Sesta o dopo Nona, siano sufficienti due pietanze cotte, in modo che chi eventualmente non fosse in condizioni di prenderne una, possa servirsi dell’altra. Dunque a tutti i fratelli devono bastare due pietanze cotte e se ci sarà la possibilità di procurarsi della frutta o dei legumi freschi, se ne aggiunga una terza. Quanto al pane penso che basti un chilo abbondante al giorno, sia quando c’è un solo pasto, che quando c’è pranzo e cena. In quest’ultimo caso il cellerario ne metta da parte un terzo per distribuirlo a cena.

 

Mangiare con equilibrio

Padre Claudio – 3 marzo 2026

 

Benedetto pur tenendo conto delle infermità dei fratelli fissa una misura del cibo. Al di là della quantità fissata, importante è proprio il fatto che venga fissata una misura. Non mi baso sulla mia fame, sul mio piacere, sul mio gusto, ma accolgo una regola anche sul mangiare, come esercizio quotidiano di autocontrollo. Un’autodisciplina non mi serve per avere più valore agli occhi di Dio, ma per essere libero da me stesso e dalle mie voglie, che mi condizionano sia su aspetti secondari, che su ambiti che hanno anche una rilevanza morale. I padri ci insegnano che per resistere alle tentazioni occorre un esercizio e una disciplina che si formano con l’allenamento.

Il non aver misura sul cibo spesso è sintomo di difficoltà su altri ambiti. La compensazione con l’alimentazione ci mostra come tutti i nostri bisogni sono in qualche modo collegati. Come la sregolatezza su un ambito si riverbera negativamente su altri, così la disciplina su uno aiuta a gestire gli altri. Non solo. A volte per vincere una dipendenza dobbiamo lavorare su un insieme di altri stimoli, perché non riusciamo a gestire e affrontare direttamente quell’ambito.

Ciascuno dovrebbe imparare a conoscersi per acquisire una sapienza della disciplina che ci aiuta a gestire le nostre pulsioni e desideri per orientarli al bene. Il non dare importanza e sottovalutare il valore dell’autocontrollo anche sul cibo è segno di superficialità. Non è un caso che in tutte le religioni il digiuno è ritenuto un elemento importante per il cammino di sequela, uno strumento per vincere se stessi e rendersi docili all’azione dello Spirito.