Regola di San Benedetto

Capitolo XXXVIII, 5-12 – La lettura in refettorio

  1. Nel refettorio regni un profondo silenzio, in modo che non si senta alcun bisbiglio o voce, all’infuori di quella del lettore. I fratelli si porgano a vicenda il necessario per mangiare e per bere, senza che ci sia bisogno di chiedere nulla. Se poi proprio occorresse qualche cosa, invece che con la voce, si chieda con un leggero rumore che serva da richiamo. E nessuno si permetta di fare delle domande sulla lettura o su qualsiasi altro argomento, per non offrire occasione di parlare, a meno che il superiore non ritenga opportuno di dire poche parole di edificazione.
  2. Prima di iniziare la lettura, il monaco di turno prenda un po’ di vino aromatico, sia per rispetto alla santa Comunione, sia per evitare che il digiuno gli pesi troppo,
  3. e poi mangi con i fratelli che prestano servizio in cucina e in refettorio. Però i monaci non devono leggere e cantare tutti secondo l’ordine di anzianità, ma questo incarico va affidato solo a coloro che sono in grado di edificare i propri ascoltatori.

 

Alimentarsi di lettura

Padre Claudio – 28 febbraio 2026

 

L’assoluto silenzio è la condizione per un ascolto reale. Condizione non sufficiente perché occorre la volontà e l’impegno ad ascoltare. Però questa scelta dice quanto Benedetto ci tenga a questa dimensione di alimentazione della mente e del cuore accanto a quella del corpo. La preghiera e la vita spirituale vanno alimentate, hanno bisogno di nutrimento, che non è solo dato dal silenzio, dalla liturgia, dalla lectio divina. Certamente tutte queste sono fonti e condizioni importanti, essenziali, ma anche letture differenti allargano il nostro orizzonte interiore. Quella a mensa, in particolare, sono letture che non sceglie il singolo e quindi forniscono stimoli anche in direzioni che altrimenti potrebbero essere trascurate.

Ma forse la cosa più importante è proprio il valore simbolico di questo momento, al di là dei contenuti. E’ un richiamo per ciascuno ad alimentare la propria vita spirituale perché non si atrofizzi, ad alimentare la propria riflessione e capacità critica. Il discernimento spirituale necessita di capacità di analisi, di riflessione, che si esercita e cresce nella riflessione anche su tematiche diverse da quelle più consuete a cisacuno.

La vita spirituale non vive solo di ripetizione di preghiere, ma anche di ascolto e riflessione, di meditazione e di rilettura di se stessi. Dio ci parla nella Scrittura e nella storia, lo Spirito parla nel nostro cuore e per essere riconosciuto necessita di introspezione. La comunità offre materiale per questo lavoro di crescita, ma ciascuno deve anche coltivare una dimensione propria di lettura e riflessione. Non accontentiamoci di quanto ci è offerto dalla comunità, ma custodiamo anche dei tempi per una lettura e riflessione personale.