Regola di San Benedetto

Capitolo XXXVIII, 1-4 – La lettura in refettorio

  1. Alla mensa dei monaci non deve mai mancare la lettura, né è permesso di leggere a chiunque abbia preso a caso un libro qualsiasi, ma bisogna che ci sia un monaco incaricato della lettura, che inizi il suo compito alla domenica.
  2. Dopo la Messa e la comunione, il lettore che entra in funzione si raccomandi nel coro alle preghiere dei fratelli, perché Dio lo tenga lontano da ogni tentazione di vanità; e tutti ripetano per tre volte il versetto: “Signore apri le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode”, che è stato intonato dal lettore stesso, il quale, dopo aver ricevuta così la benedizione, potrà iniziare il proprio turno.

 

Leggere

Padre Claudio – 26 febbraio 2026

 

Benedetto sottolinea l’importanza della lettura, che non deve mai mancare. Il fatto di evidenziare che non si legga un libro a caso, sottolinea che questa è un’occasione importante di formazione della comunità che va pensata e orientata. Non si tratta di un “riempitivo”, ma di un programma di formazione importante che ha più momenti nella giornata. Ricordiamo infatti la lettura serale dopo cena. Mentre per quest’ultima abbiamo anche delle indicazioni sui contenuti, per la lettura a mensa è lasciata massima libertà all’abate, che però non deve essere trascuratezza.

Di fatto in un anno abbiamo modo di leggere e ascoltare molto. Noi abbiamo fatto la scelta di alternare sia argomenti che forme di ascolto. L’attenzione maggiore è rivolta alla Scrittura, alla tradizione monastica, alla spiritualità, e questo si dovrebbe riflettere nella formazione personale come attenzione a queste aree tematiche perché sono quelle che maggiormente alimentano la nostra vita spirituale e danno ad essa un’identità. Una lettura non intellettuale, volta all’erudizione, ma a fornire a ciascuno materiale su cui riflettere e con cui confrontarsi per affrontare il proprio cammino spirituale. Una lettura non curiosa, che si ferma superficialmente su ciò che accade, anche se a volte serve anche riflettere su avvenimenti importanti dell’attualità con articoli di approfondimento, ma che educhi a pensare.

Un altro elemento importante, che ai tempi di Benedetto era scontato perché non poteva che essere così, è la lettura di un libro, e non limitarsi e accontentarsi di ciò che si ascolta, ad esempio su internet. Questo è anche un richiamo per ciascuno all’esercizio della lettura, che non solo stimola zone differenti del cervello, ma insegna anche che vi è una fatica del pensare che permette una “conquista” del sapere. La mia formazione non può essere semplice assorbimento acritico di nozioni, ma confronto e riflessione che trasforma il mio modo di pensare e di guardare alla realtà. L’esercizio della lettura aiuta perché ci dà e ci fornisce il tempo per elaborare e confrontarci su ciò con cui ci imbattiamo leggendo. Non è un flusso ininterrotto di nozioni che ci raggiunge con un suo ritmo. Siamo noi che diamo il tempo e ci prendiamo le pause per misurarci e “scontrarci” con il contenuto del testo. E anche la fatica fisica del leggere, di cui siamo coscienti quando facciamo il turno di lettori a mensa, fa si che quelle nozioni ci tocchino in modo diverso.