Regola di San Benedetto

Capitolo XXXVII – I vecchi e i ragazzi

  1. Benché la stessa natura umana sia portata alla compassione per queste due età, dei vecchi, cioè, e dei ragazzi, bisogna che se ne interessi anche l’autorità della Regola.
  2. Si tenga sempre conto della loro fragilità e, per quanto riguarda i cibi, non siano affatto obbligati all’austerità della Regola, Ma, con amorevole indulgenza, si conceda loro un anticipo sulle ore fissate per i pasti.

 

Prima l’altro

Padre Claudio – 24 febbraio 2026

 

L’indulgenza verso i vecchi e i bambini nasce dal riconoscimento della loro debolezza e fragilità. Vi dovrebbe essere un senso innato nell’uomo di attenzione verso il debole, ma a volte l’egoismo e l’abitudine soffocano questo sentimento. E’ il segno dell’imbruttimento di una persona. Questo sentimento infatti non è segno di debolezza, ma di umanità. Il mondo di oggi ci mostra come è possibile soffocare questa attenzione che resta viva invece negli animali. E questo dovrebbe farci riflettere su quanto stiamo perdendo in umanità.

Abbiamo spostato l’attenzione dalla persona che incontriamo a noi stessi. Principio soggiacente non espresso, ma a volte anche manifestato esplicitamente: prima io e poi l’altro. È il cinismo che oggi avvelena relazioni personali e sociali. L’altro è o un pericolo, per cui mi difendo da lui, o una potenziale sorgente di vantaggio, per cui lo uso fin tanto che mi serve. Viene meno così anche la capacità di fedeltà e di lealtà.

Per Benedetto la comunità monastica è una famiglia e per questo si fa carico con amore di tutti i suoi membri e in particolare di quanti hanno bisogno di maggiore attenzione. Questa certamente può richiedermi fatica, può chiedermi di rinunciare a qualcosa, di portare un peso. Ma questa è una delle facce dell’amore, che non è solo dolcezza. È il volto concreto del portare i pesi gli uni degli altri, ma è anche il modo con cui si consolida una comunità, una famiglia. L’aumentare delle fragilità deve diventare un aumento del dono di se stessi per sostenersi. Il vangelo ci ricorda che sta a noi farci prossimi, riconoscere il bisogno dell’altro e farcene carico. E l’esercizio di questa prossimità aumenta la nostra sensibilità e umanità.