Regola di San Benedetto

Capitolo XXXVI, 7-10 – I fratelli infermi

  1. Per i monaci ammalati ci sia un locale apposito e un infermiere timorato di Dio, diligente e premuroso. Si conceda loro l’uso dei bagni, tutte le volte che ciò si renderà necessario a scopo terapeutico; ai sani, invece, e specialmente ai più giovani venga consentito più raramente.
  2. I malati più deboli avranno anche il permesso di mangiare carne per potersi rimettere in forze; però, appena ristabiliti, si astengano tutti dalla carne come al solito.
  3. Ma la più grande preoccupazione dell’abate deve essere che gli infermi non siano trascurati dal cellerario e dai fratelli che li assistono, perché tutte le negligenze commesse dai suoi discepoli ricadono su di lui.

 

Avere attenzioni senza confronti

Padre Claudio – 20 febbraio 2026

 Le attenzioni per i malati sono multiformi, dall’alimentazione agli spazi, dalle persone che si dedicano a loro all’utilizzo dei bagni. Questo dice un’attenzione non formale, ma avvolgente alla persona, perché si senta accompagnata da tutta la comunità. Il fatto che questa cura sia temporanea, legata solo alla fase della malattia, non significa che ci si dimentica dei fratelli quando questi stanno bene, ma che ogni fase ha le sue attenzioni e cure. Al contrario di quanto potrebbe apparire, la cura della persona passa dall’avere un proprio regime anche quando è in forze. Non per assecondare le voglie, ma i veri bisogni, e ogni fase della vita ne ha di differenti.

Accettare serenamente che vi siano trattamenti differenti in comunità è segno di maturità e libertà. È il segno che si è compreso che ciascuno ha bisogni differenti legati al suo cammino (vedi il riferimento ai giovani) e al suo stato di salute. Ma dice anche che non si vive di confronti,perché si guarda agli obiettivi. Quello dei confronti è un atteggiamento velenoso e deleterio, perché sposta l’attenzione e le proprie energie dal fine, che dovrebbe essere il progresso nella propria vita spirituale, alla ricerca di un’uniformità che punta al ribasso, allo sconto, al minimo.

Cosa mi aiuta di più nel mio cammino di sequela, per avere un cuore libero e pronto al dono totale di sé? Questo tempo quaresimale ci ricorda come la vita dello spirito non è disincarnata, non è astratta, ma trova aiuti o appesantimenti in scelte molto materiali, come il modo di alimentarsi, il silenzio, la gestione del tempo, il modo di viver le relazioni, ecc.

La carità guarda all’altro cercando il suo bene, il confronto guarda all’altro cercando il proprio bene. Vi è una distorsione del fine dello sguardo che porta alla recriminazione e non al dono di sé.