Domenica 1 febbraio 2026
S. Messa con la presenza della Comunità Parrocchiale di Germagno
Omelia di fr Bernardo
Sof 2,3;3,12-13 / 1Cor 1,26-31 / Mt 5,1-12a
Direi innanzitutto grazie. La vostra venuta ha dato vigore al nostro canto, in quanto normalmente pochi salgono da noi e le nostre liturgie sono invecchiate. Abbiamo bisogno di ringiovanire e voi oggi ci avete fatto questo regalo.
Come già accennato da padre Claudio, la Parola della liturgia di oggi ci dà una grandissima opportunità, direi che riprende tutto il filo di un discorso, di un taglio che attraversa le Scritture. Ce n’è un altro, che rimane, che però scompare lentamente e direi che alla presenza di Cristo scompare del tutto: il filo che scompare è quello della forza, della gloria, della riuscita, del successo, quello che ci tiene legati, schiavi, perché nessuno di noi desidera nel profondo del cuore essere povero, essere disprezzato, essere, apparire stolto, tutti vorremmo essere, apparire sapienti essere vincitori, vittoriosi. Nessuno vorrebbe apparire perdente.
Ma il Verbo di Dio che si è fatto carne ci mostra che la sua prospettiva è proprio l’opposto, come ci ricorda in un modo fantastico l’inno ai Filippesi: Cristo Gesù pur essendo Dio non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio, ma umiliò se stesso prendendo la condizione di uomo arrivando sino alla morte e alla morte di croce. La Parola della Croce, ci dirà san Paolo nella lettura della di domenica prossima. E allora, quello che mi sembra interessante, la domanda che potrebbe essere la DOMANDA DELLE DOMANDE, la domanda della nostra vita: “Noi vogliamo assomigliare a Dio così come questa parola risuona nei nostri cuori attraverso il pensiero comune, oppure vogliamo assomigliare a Cristo Gesù? E questi testi ci dicono che non è una ….
Mentre il nostro modo di pensare umano, dettato probabilmente dalla paura, ci suggerisce che Dio è quello che può tutto, è l’onnipotente, quello invincibile, la Parola di Dio ci rivela progressivamente -o ‘progressivamente’ perché facciamo fatica ad ascoltarla- ci rivela che Dio non è proprio onnipotente, se non dentro una parola che muta radicalmente la prospettiva: Dio è onnipotente nell’amore, e l’amore è la realtà più fragile che esista sulla terra, perché basta -lo sappiamo dalla vita quotidiana, dai nostri amori, dalle nostre vicende familiari- basta un’agitazione, e un amore eterno, certo, sicuro, ecco è finito. E non è solo l’amore tra uomo e donna, tra amici, ma anche l’amore a Dio. Ce lo ricorda anche il profeta Osea quando ci ricorda che il nostro amore per Lui e come la rugiada del mattino.
E allora è vero: noi abbiamo bisogno di sentirci dire: “beati i poveri, beati i miti, beati i misericordiosi beati quelli che hanno fame … perché avranno …”; perché questo sostiene la nostra speranza , perché avremo quello che umanamente sembra la pienezza della vita.
Ma – e qui il passaggio è difficile- la pienezza della vita è questo perderla, la pienezza della vita, come ci dice Giovanni verso la fine del suo Vangelo, la pienezza della vita, la Gloria, è la Croce e la Parola della Croce è la Parola di Dio, l’estrema parola per dirci come possiamo .giungere alla Vita. Non è così immediato, non è così facile, forse non è neanche così certo: noi non sappiamo.
Dio ci promette la sua presenza, la sua compagnia, la Vita, la vita eterna e su questa speranza camminiamo. La fede ci dice “Continuate così”; poi un giorno si scoprirà cosa sarà. Ma per ora imitate il Verbo di Dio che si è fatto carne, che, per amore, ha perso tutte le sue qualità divine. La speranza ci dice: “Continuate ad amare!”.

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