Regola di San Benedetto
Capitolo XXXIV – La distribuzione del necessario
- “Si distribuiva a ciascuno proporzionatamente al bisogno”, si legge nella Scrittura.
- Con questo non intendiamo che si debbano fare preferenze – Dio ce ne liberi! – ma che si tenga conto delle eventuali debolezze; quindi chi ha meno necessità, ringrazi Dio senza amareggiarsi, mentre chi ha maggiori bisogni, si umili per la propria debolezza, invece di montarsi la testa per le attenzioni di cui è fatto oggetto e così tutti i membri della comunità staranno in pace.
- Soprattutto bisogna evitare che per qualsiasi motivo faccia la sua comparsa il male della mormorazione, sia pure attraverso una parola o un gesto. E, nel caso che se ne trovi colpevole qualcuno, sia punito con maggior rigore.
Il Benessere prima di tutto?
padre Claudio – 29 gennaio 2026
Benedetto ci invita a guardare al bisogno e all’infermità non con occhio malevolo, di accusa e condanna, ma misericordioso, vedendo un appello al nostro farci prossimi. Questo sguardo compassionevole può essere più facile con chi si incontra una sola volta, o comunque tocca marginalmente la nostra vita. Con chi vive sempre con noi rischiamo di diventare più esigenti e duri, perché quel limite ci disturba continuamente, o a volte ci irrita. Inoltre, associato a un limite o a una fragilità può esservi anche un’incapacità a gestirsi e a reagire che, in parte, risulta colpevole. Questo ci fa pensare che alla fine è colpa sua se si trova in quella situazione. Si associa cioè una valutazione morale alla situazione di difficoltà oggettiva.
Nella prospettiva soggiacente alla citazione degli Atti degli apostoli si cerca di far sì che nessuno si trovi nel bisogno, cioè in difficoltà o emarginato. L’uguaglianza è la meta e non il punto di partenza, non la si ottiene distribuendo nella stessa misura, perché si mantiene la disparità, ma cercando di colmare le differenze. L’appello di Benedetto è proprio quello di lavorare per colmare i divari e le lacune perché nella comunità vi sia armonia ed un equilibrio che permetta a tutti di camminare serenamente verso la meta che è la vita eterna, o potremmo esplicitare, la relazione vivificante con Dio.
Qui entra in gioco allora anche un altro aspetto, la differenza tra bisogno e pretesa. Quello che mi manca mi è realmente necessario? Quel bisogno va solo colmato o vissuto come appello a una conversione? Dove sta il vero bene per il mio cammino? Quella del benessere può essere una meta ingannevole, perché in questa prospettiva non trova senso né la passione, né il dono della vita. La cultura di oggi punta tutto sul benessere, nelle sue varie sfaccettature, sempre ponendo il soggetto al centro e l’altro al proprio servizio. Occorre allora vigilare perché inevitabilmente saremo portati a scivolare in questa prospettiva ambigua.

Nessun commento