Professione di fr. Matteo

26 gennaio 2026

Omelia di padre Claudio

2Cor 4,6-11; Sal 15; Gv 15,9-17

 

Il Vangelo di Giovanni ci offre la chiave per comprendere e interpretare il senso di quanto stiamo per vivere. La professione monastica è un’offerta della propria vita a Dio, questa nasce però come risposta a qualcosa che la precede, I’esperienza dell’amore di Dio. Quando una persona sente che Dio Ia chiama ad essere suo amico, sente il bisogno di rispondere in un modo altrettanto totalizzante. Il monaco è un uomo che desidera rispondere a questo amore con tutte e le forze, mettendo in gioco tutta la sua vita.

Però, come ci ricorda san Paolo, ciascuno di noi è come un vaso di creta, fragile e scheggiato da tante prove della vita. Per questo non contiamo sulle nostre forze, perché queste non sarebbero in grado di sostenerci per tutta la vita, ma sulla fedeltà di Dio. Il canto che farà fr. Matteo del Suscipe dice questo affidamento alla misericordia di Dio, perché sia Lui a portare a compimento questo nostro desiderio di risposta.

Per fr. Matteo questo cammino è iniziato a Boschi, dove nel 2014 ha fatto la sua professione e ha incominciato a muovere i primi passi nella vita monastica, che è una scuola in cui imparare a servire Dio e i fratelli. Alla scuola di San Benedetto si è fatto cercatore di Dio, e continua ancora oggi a cercarlo, perché la relazione con Lui è una relazione che si approfondisce nel tempo e attraverso le esperienze della vita. Oggi, sempre alla scuola di San Benedetto, entra a far parte in modo definitivo della comunità di Germagno. Diventa parte del corpo di questa comunità.

I voti monastici di obbedienza, conversione di vita e stabilità, sono come il contesto in cui vivere la chiamata battesimale alla santità, che non è altro che una conformazione a Dio, il tre volte Santo. E il nostro modello è proprio Gesù, che ci rivela e ci fa partecipi dell’amore e della vita del Padre. Guardando a lui capiamo cosa significa e come vivere I’obbedienza. Essa è ricerca continua della volontà del Padre, è desiderio di essere figli nei quali il Padre trova il suo compiacimento, e per questo mettono Lui al primo posto: nulla anteporre aIl’amore di Cristo. Non il mio bene, non il mio interesse, ma mio cibo è fore la tua volontà. E questa non è astratta, ma si incarna in un tempo e uno spazio, oggi e qui. Passa attraverso delle persone concrete che compongono questa comunità, in una famiglia monastica, in una Chiesa, in una umanità, che è amata da Dio.

La professione non sancisce la fine di un cammino, non è il segno che abbiamo finito di cercare, ma è una tappa di questo cammino di conversione che dura tutta la vita, un cammino di ricerca di Dio e del modo in cui rispondergli al meglio. Come in una relazione con una persona, per certi aspetti sappiamo dove inizia, ma non dove ci condurrà. Strada facendo scopriremo cosa il Signore ci chiede, ma siamo sicuri che ogni passo che ci chiede è per il nostro bene.

In questa prospettiva va Ietto anche il passaggio da Boschi a Germagno, una risposta a Dio per servirlo al meglio delle tue caratteristiche. Non perché sia meglio Germagno o Boschi, ma per rispondere al meglio in base alla tua struttura umana e spirituale. Tutti siamo qui per migliorarci, per lasciarci plasmare e guidare da Dio, per giungere a quella umanità piena che ci è mostrata in Gesù: mite ed umile di cuore, ardente d’amore per il Padre e per l’umanità intera, misericordioso e paziente. Nella solenne preghiera di benedizione ci sono una serie di tratti che disegnano il volto del monaco e che chiederemo per te e per ciascuno di noi.

Caro fr. Matteo, I’augurio che ti facciamo è di fidarti sempre di Dio, di non perdere mai la speranza in Lui che può tutto, ma che al tempo stesso chiede sempre la nostra collaborazione. Come hai già sperimentato, ci sono giorni luminosi e giorni oscuri, ma sempre Lui ci è accanto ed è la nostra forza per attraversarli come Gesù li avrebbe attraversati, trasformando anche il male in bene, la maledizione in benedizione. L’umanità di oggi ha più che mai bisogno di uomini così, positivi non perché superficiali, ma perché certi dell‘aiuto di Dio e della bontà del suo Vangelo che è salvezza per tutti. Uomini che non pretendono di avere le risposte, ma le cercano; uomini che sanno ascoltare i fratelli e Dio, prima di parlare; uomini che cercano di costruire unità e non di dividere puntando il dito e accusando; uomini che sanno che l’unica soluzione ai problemi passa attraverso I’amore.