15 febbraio 2026

 

Omelia di fratel Lorenzo

Sir 15,16-21; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

 

Ci sono nei testi di oggi due particelle significative, che mi hanno colpito. La prima è “se”, che può avere un significato dubitativo. La seconda “ma”, avversativo.

Nel contesto, soprattutto nella prima lettura, del Siracide, questo “se” precede ogni nostra scelta, ma soprattutto un “se” davanti a quello che Dio ci offre, perché è Lui che ci interpella, e la nostra  risposta è la conseguenza per aver sciolto, liberato quel “se” collegandolo al “vuoi”. “Se vuoi” di Dio. Da parte di Dio è una questione di onestà: lascia a noi la libertà di osservare e custodire i suoi comandamenti ed essi, come appunto dice il Siracide, “custodiranno noi”, ci proteggeranno ci difenderanno dal decidere di percorrere vie che non sono le vie del Signore. Quel “se vuoi”, quella libertà che ha permesso ai nostri progenitori di nascondersi e farsi cercare da Dio che li ha trovati nudi tra il fogliame del giardino, avendo oramai perso qualcosa di prezioso: la sua amicizia, la sua compagnia, la loro dignità.

Anche noi, loro discendenti, possiamo non sciogliere quel “se vuoi” perché stiamo comodi nel nostro fogliame. Se invece lo sciogliamo si apre un mondo nuovo, quello di essere rivestiti di quella Sapienza (Cfr. la seconda lettura: 1Cor 2,6-10), donata da Dio, che se entra nel nostro cuore, nella nostra vita, ci fa riscoprire l’amore con cui ci è stata offerta. Quella stessa Sapienza, ascoltata e obbedita, quel “se vuoi” sciolto e liberato ci apre gli occhi per entrare nel regno delle beatitudini, che rivoluzioneranno ogni nostra visione storpiata della legge di Dio, dei suoi comandamenti, non più visti come “comandi”, “ordini”, ma come vie sempre nuove su cui far correre la nostra libertà di figli.

È nel testo del vangelo di Matteo che troviamo l’altra particella, “ma” , sotto lo sguardo e il cuore non mantiene il suo carattere avversativo; Gesù le dà una nuova struttura; quel “ma”  non sovverte, non è contrario, ma porta compimento, in questo caso i comandamenti, e Gesù così dà a noi la chiave per entrare nello spirito di chi ce li propone. Per questo, allora, dovremmo avere come un “mantra” presente in memoria, come un costante ritornello, come sottofondo delle nostre giornate, quell’espressione del salmista: insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore. E dal nostro cuore, liberato e libero potremmo ogni giorno sciogliere quel “se vuoi” in: “Sì, lo voglio!”