Regola di San Benedetto

Capitolo XXXV, 6-11 – Il servizio della cucina

  1. Tutti gli altri si servano a vicenda con carità.
  2. Al sabato il monaco che termina il suo turno settimanale, faccia le pulizie. Si lavino gli asciugatoi usati dai fratelli per le mani e i piedi. Tanto il monaco che finisce il servizio, quanto quello che lo comincia, lavino i piedi a tutti.
  3. Il primo consegni puliti e intatti al cellerario tutti gli utensili di cui si è servito nel proprio turno. A sua volta il cellerario li affidi al fratello che entra in servizio, in modo da sapere quello che dà e quello che riceve.

 

Il valore altissimo del nostro agire

Padre Claudio – 6 febbraio 2026

Il cambio dei servizi è segnato da un gesto molto simbolico che oggi rimane solo nella liturgia del giovedì santo: la lavanda dei piedi. Se da una parte poteva avere una funzione pratica, aveva certamente soprattutto una funziona simbolica, per indicare lo spirito e la modalità con cui vivere ciascuno il proprio servizio alla comunità. Questo gesto ci richiama al fatto che attività molto semplici e concrete, come il cucinare, il fare le pulizie, ecc. possono essere vissute come un donarsi all’altro, un amarlo e accudirlo nei suoi bisogni, ad immagine e somiglianza di Gesù. I servizi diventano luoghi di offerta di se stessi, di donazione. Non un dovere, non un potere, ma un dono per il bene, per la vita dell’altro.

Spiritualmente ci offre la possibilità di dare un valore altissimo al nostro agire, rendendolo una estensione del sacrificio Eucaristico. Nei servizi mi metto ai piedi dei fratelli e li amo. Non sono io al centro di quell’attività, ma l’altro, e questo significa che li vivrò in ascolto, in un atteggiamento di risposta al loro bisogno. Ma anche che li vivrò in comunione con Gesù e come forma concreta di collaborazione al suo donarsi per la salvezza del mondo. Preghiera e lavoro si fondono e completano reciprocamente.