Regola di San Benedetto
Capitolo LVIII, 5-7 – Norme per l’accettazione dei fratelli
- Ma poi si trasferisca nel locale destinato ai novizi, perché vi ricevano la loro formazione, vi mangino e vi dormano. Ad essi venga inoltre preposto un monaco anziano, capace di conquistare le anime, con l’incarico di osservarli molto attentamente.
- In primo luogo bisogna accertarsi se il novizio cerca veramente Dio, se ama l’Ufficio divino, l’obbedienza e persino le inevitabili contrarietà della vita comune.
Preghiera comune
Padre Claudio – 22 agosto 2026
Dedicarsi con amore all’opera di Dio è il primo criterio esplicitato da Benedetto. Amore per la preghiera e non dovere di pregare, anche se ci saranno momenti o fasi della vita in cui ci potrà pesare il pregare. Ci possono essere altre motivazioni a corollario, alcune che si purificheranno con il tempo, altre che potremmo dire daranno un’identità personale, ma la preghiera è quella necessaria perché il cammino per diventare monaci possa avere una possibilità di successo.
Certamente il nostro modo di pregare cambierà, come la nostra relazione con Dio, ma in una continuità. È una relazione che matura, che si approfondisce, che attraversa magari anche momenti di crisi, ma non si interrompe. Forse dovremmo dire che ci dovrebbe essere una componente di ostinazione, di perseveranza. È lo strumento con cui può avvenire una rigenerazione continua non solo della nostra relazione con Dio, ma anche delle motivazioni che ci sostengono nelle relazioni con gli altri, una rigenerazione del progetto di vita che può evolvere, una rigenerazione dei desideri che possono aumentare o orientarsi diversamente, ecc.
Gli altri due criteri: l’obbedienza e l’accettazione delle umiliazioni, si possono vivere in modo positivo ed equilibrato solo in un orizzonte di preghiera, cioè di relazione con Dio che dà senso a ciò che viviamo. L’obbedienza infatti va nella direzione di un affidamento alla volontà di Dio decentrandosi da se stessi, e l’accettazione delle umiliazioni si pone nella prospettiva di saper portare le difficoltà per amore, per trasformarle in occasioni di conversione. Senza la preghiera non si possono sostenere obbedienza e difficoltà.
È interessante che Benedetto esplicita la forma della preghiera comune, perché è quella caratteristica della vita comunitaria. Non significa che debba essere l’unica forma, ma che questa non può mancare, perché altrimenti saremmo come fuori posto, un pesce fuori dall’acqua. La vita cenobitica non si fonda e non si regge sulla simpatia e sull’affetto tra i fratelli, ma su questa preghiera che pian piano sboccia anche in affetto reciproco. Ma è importante ricordarci come non ci siamo scelti, ma abbiamo scelto questa vita per amore di Dio. E da questo amore deriva poi l’amarci reciprocamente. Non è solo un ordine temporale, ma di valore.

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