Regola di San Benedetto
Capitolo LVIII, 1-4 – Norme per l’accettazione dei fratelli
- Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità, ma, come dice l’Apostolo: “Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio”. Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza i rifiuti poco lusinghieri e tutte le altre difficoltà opposte al suo ingresso, perseverando nella sua richiesta, sia pure accolto e ospitato per qualche giorno nella foresteria.
La virtù della pazienza
Padre Claudio – 17 agosto 2026
Mettere alla prova le ispirazioni per vedere se provengono veramente da Dio, mette in gioco sia l’aspirante che la comunità, perché Dio raggiunge il cammino di ciascuno in modo diverso, e quindi non c’è uno schema che va sempre bene per capire dove passa la sua volontà. E l’altro aspetto importante è che chi bussa lo fa per diventare monaco, e non perché lo è già. Questo significa che occorre capire se ci sono le potenzialità per fare un cammino, e non verifica se ci sono già tutte le caratteristiche di un monaco. Questo cammino lo si può verifica solo percorrendolo.
In queste prime righe però mi sembra che emergono alcune caratteristiche che possono essere già spie di un possibile percorso positivo. La prima è la pazienza. Non è solo capacità di sopportazione delle difficoltà, ma anche capacità di accettare che ogni percorso richiede dei tempi che non sono programmabili, ma seguono la maturazione di ciascuno. La pazienza di accettare i propri tempi, la pazienza di accettare i propri limiti, la pazienza di accettare che anche gli altri necessitano di tempo per conoscerci e capirci.
Significa comprendere che non esiste il tutto subito, e la vita è un lento maturare fatto di tappe intermedie, ma il cui compimento è alla fine. La stessa professione monastica non è il compimento, ma una tappa di un cammino che dura tutta la vita. Se non si entra in questa logica prima o poi giungerà la delusione e il fallimento, nonostante l’impegno anche eroico. Non mi sembra infatti che le parole di Benedetto suggeriscano un atteggiamento del tipo: stringi i denti fino alla professione e poi tutto cambia.
Al contrario è la pazienza che riconosce che le difficoltà saranno sempre presenti nella vita. Cambieranno forma, ma sono parte di questa e per certi versi sono uno strumento necessario per crescere. Non sono da evitare, ma da affrontare e attraversare. Il come le si affronta può essere una spia di un atteggiamento corretto per crescere nella vita comunitaria, per imparare che la vita spirituale non è disincarnata, per riconoscere che Dio ci chiama a un cammino di conversione che dura tutta la vita. Ma è anche l’atteggiamento necessario con se stessi, per imparare a conoscersi in verità e accettarsi in modo positivo, senza assecondare fragilità e senza illudersi di poterle risolvere da soli.
Fa parte della pazienza anche il fatto di riconoscere che abbiamo bisogno di aiuto, che non possiamo procedere con le nostre sole forze, e il primo aiuto e quindi il primo ritmo che dobbiamo imparare ad accettare, è quello di Dio.

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