Regola di San Benedetto

Capitolo LI – I monaci che si recano nelle vicinanze

  1. Il monaco, che viene mandato fuori per qualche commissione e conta di tornare in monastero nella stessa giornata, non si permetta di mangiare fuori, anche se viene pregato con insistenza da qualsiasi persona, a meno che l’abate non gliene abbia dato il permesso. Se contravverrà a questa prescrizione, sarà scomunicato.

 

Vite parallele

Padre Claudio – 30 giugno 2026

 

Questa indicazione di Benedetto può sembrarci dura, ma vuole richiamare il monaco al fatto che la sua famiglia è la comunità e il luogo dove vivere le sue relazioni è il monastero. Le occasioni per vivere relazioni esterne alla comunità si possono moltiplicare molto velocemente e anche per buoni motivi, ma che alla fine svuotano di senso il nostro essere in monastero. L’eccezione ci può essere se conferma la regola, se cioè resta tale. L’amicizia, il bene che si può fare, non sono motivazioni sufficienti. Perché allora sarebbe meglio lasciare il monastero per dedicarsi a queste. I modi per fare del bene possono essere tanti e ciascuno legato a una scelta originaria. Non è migliore una o l’altra, ma risponde a una scelta che abbiamo fatto.

Il rischio di vivere una sorta di vita parallela a quella in comunità non è astratto, e per questo Benedetto ha diverse indicazioni per rimandare il monaco al suo ambiente di vita, la comunità. Quel divieto di raccontare ciò che si è visto e ascoltato fuori quando si rientra, aiuta a custodire il luogo vitale e a non essere “portati” altrove dalla fantasia o dai ricordi. A volte la vita comunitaria può sembrarci o esserci stretta, come gli impegni che abbiamo o le persone con cui viviamo. Ma queste ci sono date da Dio, e non le abbiamo scelte noi, proprio per il nostro cammino di santificazione.