Regola di San Benedetto

Capitolo L – I monaci che lavorano lontano o sono in viaggio

  1. I fratelli, che lavorano molto lontano e non possono essere presenti in coro nell’ora fissata per l’Ufficio divino, se l’impossibilità in cui si trovano è stata effettivamente accettata dall’abate, recitino pure l’Ufficio divino sul posto di lavoro, mettendosi in ginocchio per la reverenza dovuta a Dio.
  2. Così pure quelli, che sono mandati in viaggio, non lascino passare le ore stabilite per l’Ufficio, ma lo recitino come meglio possono e non trascurino l’adempimento del dovere inerente al loro sacro servizio.

 

Sempre e in ogni luogo

Padre Claudio – 27 giugno 2026

 

“Celebrino da soli, come possono”. Questo capitolo ci ricorda come quando siamo fuori monastero, e non possiamo rientrare, siamo comunque invitati a non trascurare la preghiera, ma a trovare le forme e i tempi più consoni. Un aiuto può essere quello di partecipare alla preghiera organizzata là dove ci troviamo, parrocchia o monastero che sia. Imparare cioè ad adattarsi e a condividere ciò che la Chiesa ci offre. Possono essere forme a cui magari non siamo normalmente abituati, ma che ci possono arricchire. Saper condividere la preghiera della comunità parrocchiale penso possa arricchirci.

Ma anche il sapersi ritagliare uno spazio e un tempo a casa, se siamo dai nostri parenti, trovando anche qui le forme più adatte, che ci permettono cioè di raccoglierci e di vivere anche questo tempo di riposo o di relazioni amicali in comunione con Dio. E’ un esercizio che ci può aiutare a non irrigidirci nelle forme che usiamo in comunità, come se fossero le uniche forme per pregare. La preghiera si declina in molti modi e non dobbiamo pensare che il nostro sia il migliore.

Non un dovere formale, per cui ci mettiamo in un angolo a recitare velocemente tutto l’officio per assolvere a un obbligo, ma un tempo disteso in cui stare con Dio, in cui portare a Lui ciò che stiamo vivendo.