Regola di San Benedetto
Capitolo XLIX, 8-10 – La Quaresima dei monaci
- Ma anche ciò che ciascuno vuole offrire personalmente a Dio dev’essere prima sottoposto umilmente all’abate e poi compiuto con la sua benedizione e approvazione, perché tutto quello che si fa senza il permesso dell’abate sarà considerato come presunzione e vanità, anziché come merito. Perciò si deve far tutto con l’autorizzazione dell’abate.
Asceti perché grati
Padre Claudio – 23 giugno 2026
Questa indicazione di Benedetto nasce forse dal desiderio di evitare eccessi frutto di mancanza di discernimento e di letture superficiali della tradizione monastica. L’ascesi non è una gara per conquistare qualcosa, neppure la salvezza, perché questa prospettiva ne stravolge il senso e invece di farci crescere nell’amore per Dio, ci fa crescere nella vana gloria e nell’amor proprio. Come abbiamo già detto più volte l’ascesi sono gesti con cui vogliamo dire a noi stessi che Dio è il centro per noi, è la persona più importante. Non serve a Dio, ma a noi.
Le scelte allora dovrebbero essere fatte da una parte per coltivare aspetti su cui ci accorgiamo di essere lacunosi, e dall’altra per stimolare il desiderio di Lui, e quindi in una prospettiva di approfondimento, di conoscenza, di relazione. Non sono quindi al centro le nostre forze, le nostre capacità. Non dovrebbe mai passare l’idea che con il nostro impegno ci guadagniamo qualcosa. Senza la sua grazia non siamo nulla e non possiamo nulla.
La nostra è sempre una risposta al suo amore, alla sua grazia, al suo dono. Una risposta di gratitudine, di riconoscenza e per questo di gioia. La quaresima per questo non è un tempo di sofferenza, ma di gioia. Il nostro impegno, magari anche faticoso, è gioioso e riconoscente. E’ il tempo in cui rimettiamo al centro della nostra vita l’amore per Dio. La scelta allora degli impegni deve favorire questo amore.

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