Regola di San Benedetto
Capitolo XLIX, 5-7 – La Quaresima dei monaci
- Perciò durante la Quaresima aggiungiamo un supplemento al dovere ordinario del nostro servizio, come, per es., preghiere particolari, astinenza nel mangiare o nel bere, in modo che ognuno di noi possa di propria iniziativa offrire a Dio “con la gioia dello Spirito Santo” qualche cosa di più di quanto deve già per la sua professione monastica; si privi cioè di un po’ di cibo, di vino o di sonno, mortifichi la propria inclinazione alle chiacchiere e allo scherzo e attenda la santa Pasqua con l’animo fremente di gioioso desiderio.
Propositivi
Padre Claudio – 20 giugno 2026
Questi versetti ci insegnano che il desiderio spirituale va coltivato, alimentato. Non possiamo semplicemente aspettare che Dio ce lo doni e vivere di “rendita”. Anche la gioia dello Spirito normalmente è il frutto di una relazione coltivata, mantenuta viva. E’ vero che non possiamo “provocarcelo”, ma è anche altrettanto vero che possiamo porci nelle condizioni di non poterlo ricevere e sperimentarlo, perché distratti, attirati da altro. Che cosa ci sta a cuore, qual è il nostro tesoro? Perché il nostro cuore si porta là devo noi orientiamo le nostre aspettative, i nostri desideri.
Benedetto ci propone due movimenti, alcuni di tipo positivo, aggiungere qualcosa, e altri di tipo negativo, sottrarre qualcosa. Questi vogliono essere solo degli esempi che ci permettono di capire che tipo di impegni possiamo prenderci. Sta a noi capire quali sono i più utili per la nostra situazione.
Non possiamo solo aggiungere, perché altrimenti arriviamo a una sorta di sovraccarico che ottiene l’effetto opposto, quello di sentire un peso e non un desiderio, un’attrazione. Qualcuno potrebbe essere tentato di una sorta di ingordigia spirituale che poi ci ingolfa, e come accade per il cibo, e passiamo a una certo punto dal piacere al disgusto. Ma non possiamo neppure vivere di sottrazioni che invece di liberarci ci appesantiscono o ci indeboliscono. C’è una essenzialità che ci permette di essere pronti e disponibili, e una povertà che ci svuota. Ciascuno deve scoprire qual è la sua soglia.
La quaresima è il tempo propizio per porre qualche gesto che ci rimetta in movimento, ma non dobbiamo aspettare questo tempo se ci accorgiamo che abbiamo bisogno di scuoterci. Non possiamo accontentarci di ciò che la comunità propone, di ciò che è comune. Dobbiamo sceglierci dei segni che ci ridicano la centralità della relazione con Dio, che ci aiutino a orientare il nostro cuore, perché senza che ce ne accorgiamo i numerosi stimoli che ci arrivano dal contesto possono decentrarci e farci scivolare lontano dall’incontro con Dio.

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