Regola di San Benedetto

Capitolo XLIX, 1-4 – La Quaresima dei monaci

  1. Anche se è vero che la vita del monaco deve avere sempre un carattere quaresimale, visto che questa virtù è soltanto di pochi, insistiamo particolarmente perché almeno durante la Quaresima ognuno vigili con gran fervore sulla purezza della propria vita, profittando di quei santi giorni per cancellare tutte le negligenze degli altri periodi dell’anno. E questo si realizza degnamente, astenendosi da ogni peccato e dedicandosi con impegno alla preghiera accompagnata da lacrime di pentimento, allo studio della parola di Dio, alla compunzione del cuore e al digiuno.

 

Rinunciare per avere

Padre Claudio – 13 giugno 2026 

 

Quale dovrebbe essere lo stile di vita del monaco? La prima indicazione che Benedetto ci offre è la preghiera accompagnata dalle lacrime, cioè una preghiera non formale, non rituale, ma coinvolgente, che tocca tutte le dimensioni del cuore. L’invito è a impegnarsi positivamente sulla preghiera e sulla formazione (la lettura), perché l’astinenza da sola crea solo un vuoto che non dà senso a una vita. Riceve invece senso dalla relazione con Dio, diventa quella preparazione all’accoglienza della Parola, della Rivelazione di Dio nella mia vita. Il disordine, l’eccesso, i piaceri creano invece quella distrazione o dispersione che ci impedisce di riconoscere e accogliere questa rivelazione di Dio nella nostra vita.

L’austerità non ha lo scopo di provocare sofferenza, ma le condizioni per riconoscere la presenza di Dio e vivere alla sua sequela, e quindi permetterci di gioire. E’ infatti lo Spirito la sorgente della gioia. E’ lui che può dar senso alla nostra vita e anche alle scelte.

La vita del monaco potremmo definirla quindi una scelta preferenziale per Dio, e proprio perché sceglie Lui rinuncia a tutto ciò che di fatto distrae, ostacola, contraddice, impedisce questa relazione. Non è un disprezzo per il mondo, per i beni, ma un amore per Dio, una scelta per Lui. Non bisogna fermarsi allora a guardare cosa si lascia, ma cosa si abbraccia. Questo è lo sbaglio che spesso rende pesante il cammino di sequela. Occorre gustare ciò che si è scelto, che si è abbracciato.

Tutta la vita, e non solo la quaresima, dovrebbe essere allora un gustare la gioia di essere figli, di vivere da figli, di lasciarsi plasmare a immagine e somiglianza di Gesù. Se non proviamo questa gioia non possiamo sostenere nessun cammino.