Regola di San Benedetto

Capitolo XLVIII, 14-25 – Il lavoro quotidiano

  1. Durante la Quaresima leggano dall’alba fino alle 9 inoltrate e poi lavorino in conformità agli ordini ricevuti fino verso le 4 pomeridiane. In quei giorni di Quaresima ciascuno riceva un libro dalla biblioteca e lo legga ordinatamente da cima a fondo. I suddetti libri devono essere distribuiti all’inizio della Quaresima. E per prima cosa bisognerà incaricare uno o due monaci anziani di fare il giro del monastero nelle ore in cui i fratelli sono occupati nello studio, per vedere se per caso ci sia qualche monaco indolente, che, invece di dedicarsi allo studio, perda, tempo oziando e chiacchierando e quindi, oltre a essere improduttivo per sé, distragga anche gli altri. Se si trovasse – non sia mai! – un fratello che si comporta in questo modo, sia rimproverato una prima e una seconda volta, ma se non si corregge, gli si infligga una punizione prevista dalla Regola, in modo da incutere anche negli altri un salutare timore. Non è neppure permesso che un monaco si trovi con un altro fuori del tempo stabilito.
  2. Anche alla domenica si dedichino tutti allo studio della parola di Dio, a eccezione di quelli destinati ai vari servizi.
  3. Ma se ci fosse qualcuno tanto negligente e fannullone da non volere o poter studiare o leggere, gli si dia qualche lavoro da fare, perché non rimanga in ozio.
  4. Infine ai monaci infermi o cagionevoli si assegni un lavoro o un’attività che non li lasci nell’inazione e nello stesso tempo non li sfinisca per l’eccessiva fatica, spingendoli ad andarsene, poiché l’abate ha il dovere di tener conto della loro debolezza.

 

Demotivato?

Padre Claudio – 9 giugno 2026

 

La lettura è indicata come elemento imprescindibile per alimentare la vita spirituale e contrastare l’accidia, quel senso di vuoto che prima o poi tutti i monaci saranno chiamati ad affrontare. Si tratta di uno svuotamento interiore, una perdita di motivazione, un senso di inutilità che dal di dentro logora e rende tutto pesante perché ci appare insensato. Quando ci assale non è da vivere come un fallimento, ma come un passaggio di purificazione. A volte può essere in parte favorito da uno squilibrio. Abbiamo posto inconsapevolmente molte energie e speranze in un elemento della nostra vita, come se questo fosse il perno centrale, perché realmente ci ha aiutato molto: può essere il servizio, lo studio, la stessa lettura, il lavoro, la liturgia, ecc. Tutti elementi buoni, ma da armonizzare e non assolutizzare. Nessuno di essi ci tiene in piedi da solo, perché in realtà sono strumenti e non fini. Ma anche la stessa preghiera può diventarci pesante, fastidiosa, vuota.

L’accidia non la si combatte né facendo finta che non ci sia, né arrendendosi alla non voglia. Ci chiede di trovare un nuovo equilibrio e di rinnovare l’essenziale, la centralità della nostra relazione con Dio. E anche questa richiede un rinnovamento che spesso è lo scoprire un nuovo volto di Dio, una nuova prospettiva della relazione con Lui. E’ il momento in cui investire tutte le nostre energie in una nuova ricerca. E’ come se ci dicesse: finora hai goduto di quello che hai scoperto, ora si è esaurito questo tesoro e ne devi trovare uno nuovo.

Certamente è un tempo in cui ci mancherà la consolazione, ma ci chiederà di scoprire la dimensione della gratuità, della perseveranza, del dono. Per affrontarla con serenità ci è chiesto di imparare a relativizzare la nostra interiorità, cioè a non ripiegarci in un ascolto morboso di noi stessi, come se è da lì che potrebbe arrivare la soluzione. Anche qui siamo chiamati a trovare un equilibrio che ridia centralità a un ascolto di ciò che ci circonda per non scivolare in un andamento intimistico: non me la sento più.

Dio ci chiede di prendere sul serio anche noi le scelte fatte. Gli abbiamo donato la vita? E’ il momento di continuare a farlo anche se ci costa, anche se ci è chiesto di farlo senza quel gusto che avevamo prima. Il dono è da vivere nella buona e nella cattiva sorte, cioè nel tempo della consolazione e in quello della fatica, e in questo modo si purifica e rafforza per una nuova stagione. Non sarà un semplice tornare alla serenità di prima, ma a una nuova relazione e a un nuovo gusto. L’accidia non la si affronta cercando di tornare alla situazione precedente, ma guardando avanti per trovare il nuovo equilibrio, la nuova relazione, il nuovo senso. Possiamo pensare allo Spirito che conduce Gesù nel deserto. Qui prova non solo la fame del corpo, ma l’esperienza della privazione anche della consolazione, della chiarezza, forse anche della percezione della presenza di Dio. E segna una svolta, non torma a ciò che faceva prima, ma inizia una nuova fase del suo cammino. E’ un tempo anche di confusione, la stessa Scrittura sembra in contraddizione. Il tentatore punta sul salvare se stessi, Gesù ne esce puntando sul salvare l’Altro, che sia dio o l’uomo.