Regola di San Benedetto

Capitolo XLVIII, 2-6 – Di più

  1. Quindi pensiamo di regolare gli orari di queste due attività fondamentali nel modo seguente: da Pasqua fino al 14 settembre, al mattino verso le 5 quando escono da Prima, lavorino secondo le varie necessità fino alle 9; dalle 9 fino all’ora di Sesta si dedichino allo studio della parola di Dio.
  2. Dopo l’Ufficio di Sesta e il pranzo, quando si alzano da tavola, riposino nei rispettivi letti in assoluto silenzio e, se eventualmente qualcuno volesse leggere per proprio conto, lo faccia in modo da non disturbare gli altri.
  3. Si celebri Nona con un po’ di anticipo, verso le 14, e poi tutti riprendano il lavoro assegnato dall’obbedienza fino all’ora di Vespro.

 

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Padre Claudio – 28 maggio 2026

 

Viene presentato l’orario estivo, quando i monaci iniziano a lavorare dall’ora prima, cioè dalla prima ora di luce, in modo da godere delle ore più fresche. Troviamo qui un’indicazione apparentemente marginale, ma in realtà importante: se qualcuno desidera leggere per proprio conto, legga pure, ma in modo da non disturbare nessuno. Questo ci dice che è possibile un certo discostamento dal ritmo comune, ma senza disturbare, cioè custodendo le attività del resto della comunità. Questo spazio personale è pensato per un di più, per non mortificare il desiderio di chi ha più energie e può e vuole offrire qualcosa in più a Dio. Sottraendo questo tempo al riposo personale e non ad altre attività a servizio della comunità. La logica di Benedetto è simile a quella della preghiera: se uno sente il desiderio di pregare di più lo può fare ma senza disturbare gli altri fratelli.

Troviamo il tentativo di equilibrare uno spazio di autonomia all’interno di un ritmo comunitario strutturato. Questo è possibile ma a due condizioni, che sia in una prospettiva di un “di più”, e che non disturbi i fratelli, non diventi direttamente o indirettamente un peso o un aggravio per altri.

Indirettamente ci dice che il monaco non dovrebbe puntare al minimo sindacale, ma essere animato dal desiderio di fare sempre meglio, e questo in tutti gli ambiti della sua vita. Benedetto ne esplicita due, quello della preghiera e quello della lettura, che dovrebbero essere custoditi con maggiore attenzione, ma penso che valga per tutti. L’altra cosa importante è che questi “di più” devono essere legati al fervore e al desiderio, e non diventare un impegno strutturato che poi rischia di diventare non più sostenibile. Cioè legato alla disponibilità di maggiori energie, in modo temporaneo. La misura chiesta resta quella comune, alla quale poi si torna ed è quella da custodire. Se i “di più” minano la possibilità di mantenere il ritmo comune, perché poi si è troppo stanchi, non sono positivi e sono segno di una mancanza di equilibrio e non di fervore. Non si sanno cioè gestire le proprie forze perché non si sa misurarle e distribuirle in modo continuativo.