Regola di San Benedetto
Capitolo XLIII, 4-9 – La puntualità nell’Ufficio divino e in refettorio
- Se qualcuno arriva all’Ufficio notturno dopo il Gloria del salmo 94, che proprio per questo motivo vogliamo sia cantato molto lentamente e con pause, non occupi il proprio posto nel coro, ma si metta all’ultimo o in quella parte che l’abate avrà destinato per questi negligenti, perché siano veduti da lui e da tutti, e vi rimanga fino a quando, al termine del l’Ufficio divino, avrà riparato dinanzi a tutta la comunità con una penitenza.
- Abbiamo ritenuto opportuno far rimanere questi ritardatari all’ultimo posto o in un canto, perché si correggano almeno per la vergogna di essere visti da tutti. Se, infatti, rimanessero fuori del coro, ci potrebbe essere qualcuno che ritorna a dormire o si siede fuori o si mette a chiacchierare, dando così occasione al demonio; è bene invece che entrino, in modo da non perdere tutto l’Ufficio e correggersi per l’avvenire.
Guidati dalla passione
Padre Claudio – 30 aprile 2026
Quando una cosa ci appassiona, quando desideriamo incontrare una persona che riteniamo importante o significativa per noi, non solo non arriviamo in ritardo, ma al contrario attendiamo con desiderio, se non con ansia, quel momento. Il ritardo è segno di disinteresse, di partecipazione dovuta, ma non sentita. Questo spiega la preoccupazione di Benedetto al riguardo. E’ il segnale di qualcosa di molto preoccupante, perché dice un’abitudine, un venir meno di passione per la preghiera. Il motivo della puntualità non dovrebbe essere la vergogna, ma il desiderio e la passione.
Questo capitolo allora è l’invito a risvegliare la passione e il desiderio dell’incontro con Dio, e di quella forma che è la preghiera comune. Perché ci può essere anche un intiepidimento per la dimensione comunitaria a favore di quella personale. Anche questo è un segnale non positivo, perché potrebbe essere motivato da un ripiegamento intimistico che alla fine soffoca la relazione con Dio, che pur chiamando ciascuno di noi in modo personale e unico, ci pone sempre all’interno di una comunità, dalla Chiesa alla comunità monastica. L’estraniarsi dalla comunità tradisce il desiderio di Dio, è un estraniarsi dalla Chiesa.
E’ normale che ci siano alti e bassi nella nostra passione per la preghiera, ma questi vanno vissuti come momenti in cui rinnovarsi e non come occasioni per cedere alla tiepidezza. Possiamo sentire rivolte a noi le parole di Dio nell’apocalisse alle chiese. L’intiepidimento va riconosciuto a affrontato come occasione di rinnovamento. Quelle parole sono cariche di amore e preoccupazione, e vogliono riaccendere la passione iniziale, non punire e spegnere. E’ la passione di Dio per ciascuno di noi, la sua preoccupazione per il nostro cammino.

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