Regola di San Benedetto
Capitolo LVIII, 12-16 – Norme per l’accettazione dei fratelli
- Passati sei mesi, gli si legga di nuovo la Regola, perché prenda coscienza dell’impegno che sta per assumersi. E se continua a perseverare, dopo altri quattro mesi, gli si legga ancora una volta la stessa Regola. Se allora, dopo aver seriamente riflettuto, prometterà di essere fedele in tutto e di obbedire a ogni comando, sia pure accolto nella comunità,
- ma sappia che anche l’autorità della Regola gli vieta da quel giorno di uscire dal monastero e di sottrarsi al giogo della disciplina monastica che, in una così prolungata deliberazione, ha avuto la possibilità di accettare o rifiutare liberamente.
Il giogo della Regola
Padre Claudio – 27 agosto 2026
Il giogo della Regola è un chiaro riferimento al giogo del Vangelo, dolce e leggero, per chi lo sceglie, pesante o oppressivo per chi lo guarda dall’esterno e non lo comprende. Questa differenza è data proprio dal fatto che ci si abbandona ad essa come al flusso di un corso d’acqua. Se si cerca di resistere e di andare contro-corrente ci si trova a fare uno sforzo immenso. Occorre accogliere e affidarsi a questo movimento, anche se magari non se ne comprende ancora appieno le potenzialità. Per questo il testo della Regola viene letto e riletto più volte al novizio.
Entrare a far parte della comunità, sancito dal cambio di spazio vitale, indica l’assumere questo progetto comune. Non si può far parte della comunità se non si accoglie e non si abbraccia questo testo, che dà un’identità al vivere insieme. La Regola è la chiave di lettura del Vangelo per i monaci, il modo con cui impegnarsi a viverlo.
Occorre imparare a farso carico di questo giogo con umiltà e mitezza, proprio come Gesù indica ai sui discepoli, perché in esso è possibile trovare riposo e ristoro per l’anima, perché ci guida all’incontro con Dio sostenuti e accompagnati da fratelli che condividono lo stesso percorso. Il sostegno della Regola non è solo quello di avere delle indicazioni pratiche per incarnare il vangelo, ma anche quello di compiere questo percorso non da soli, ma sostenuti dalla comunità. E tutti abbiamo sperimentato come sia importante in certi momenti questo sostegno, che a volte diventa un fastidioso richiamo perché stiamo perdendo la giusta direzione. Ma anche in questo ci è di aiuto.
Nell’esser da soli ad abbracciare il Vangelo siamo più esposti al rischio delle nostre esagerazioni, delle nostre interpretazioni parziali. Se ripensiamo al nostro cammino vediamo come la comprensione del Vangelo cresce strada facendo e soprattutto vivendolo. Ci accorgiamo di come alcune letture erano parziali e oggi ne riconosciamo il limite e la contraddittorietà. Benedetto ci suggerisce che non ci salviamo da soli, ma insieme ai fratelli, come anche l’annuncio del Vangelo ci ricorda che è con e grazie all’altro che possiamo incontrare Dio.
Certamente resta un giogo, cioè qualcosa che un po’ ci costringe, ma per il nostro bene. Ci indica un percorso e dei passi che forse noi non faremmo, ma che possiamo scoprire vitali e benefici.

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