Regola di San Benedetto

Capitolo LIII, 6-7 – L’accoglienza degli ospiti

  1. Nel saluto medesimo si dimostri già una profonda umiltà verso gli ospiti in arrivo o in partenza, adorando in loro, con il capo chino o il corpo prostrato a terra, lo stesso Cristo, che così viene accolto nella comunità.

 

Cristo realmente nel fratello

Padre Claudio – 7 luglio 2026

 

Benedetto usa un’espressione forte: si adori. L’adorazione è riservata solo a Dio e chiedere questo atteggiamento nei confronti di persone che passano dal monastero e che per questo sono anche poco conosciute o in qualche caso anche sconosciute può sembrarci un’eresia. Questo però significa riconoscere una dignità e una presenza di Dio in ogni uomo, al di là della sua fede, ma anche del suo comportamento. Noi diremmo una presenza ontologica.

Porterei l’attenzione a un secondo particolare di questo testo: “viene realmente accolto”. La traduzione sottolinea con quel realmente il valore di questa forma di accoglienza di Cristo. Potremmo esplicitare che ci troviamo di fronte a una presenza reale di Cristo, non a una presenza mistica o spirituale, che in qualche modo sfumano o relativizzano il peso di questa affermazione. Se vuoi incontrare Cristo, se lo vuoi servire, se o vuoi adorare, evi farlo incontrando, accogliendo e adorando l’uomo che incontri. Tutti gli uomini, non solo i consacrati, non solo i credenti, non solo gli uomini giusti, non solo gli uomini buoni. Senza distinzione e senza giudizio.

Se pensiamo che questo testo è stato scritto in un’epoca di invasioni barbariche, di violenze, di saccheggi, è ancora più forte. Benedetto non aveva davanti a sé esempi di santità, ma di degenerazione umana, eppure indica ai suoi monaci la presenza di Cristo in questa umanità ferita. Questo è un richiamo forte anche per noi oggi. Cristo è presente in ogni uomo e va accolto in ogni uomo.