Regola di San Benedetto

Capitolo XLVIII, 7-9 – Il lavoro quotidiano

  1. Ma se le esigenze locali o la povertà richiedono che essi si occupino personalmente della raccolta dei prodotti agricoli, non se ne lamentino, perché i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli.
  2. Tutto però si svolga con discrezione, in considerazione dei più deboli.

 

Lavorare

Padre Claudio – 30 maggio 2026

 

Quale pericolo possiamo intravvedere dietro queste parole? Forse Benedetto aveva in mente la deriva dei messaliani, che in nome del valore della preghiera rifiutavano il lavoro. Questa prospettiva vede il lavoro come un ostacolo alla preghiera e quindi alla relazione con Dio, e per questo è stata condannata dalla Chiesa. Benedetto al contrario vuole far arrivare il monaco all’unificazione, riconoscendo come anche nel lavoro viviamo in relazione con Dio, e per questo è una forma importante di preghiera. L’ufficio, la lectio divina, la preghiera del cuore, ecc. sono forme di preghiera, ma non sono “La preghiera”. Questa non si riduce ad alcune forme, neppure a quelle più estreme della laus perennis. La preghiera è la relazione con Dio, il vivere ogni istante in sintonia e armonia con Lui. Per assurdo potrebbe esserci una recitazione formale dei salmi che non è preghiera, perché è fatta solo per dovere e senza interesse.

Ma il lavoro per essere preghiera deve appunto essere vissuto “con Dio”, che non significa solo o principalmente pensando a Lui, ma in sintonia con il suo progetto. Qui entra allora anche il tema del fine e dell’utilizzo dei proventi del lavoro, come il modo con cui si lavora, le relazioni con i compagni di lavoro, ecc. Tutte le dimensioni che rendono un lavoro un’opera in collaborazione con Dio.

Il tema della povertà, del mantenersi con il proprio lavoro, rientra in questo orizzonte molto più ampio. Vi troviamo il desiderio di vivere come l’apostolo Paolo e la prima comunità cristiana, che in questa attività manifestavano la centralità dell’incarnazione di Dio e combattevano la tentazione della fuga dalla realtà, di una spiritualizzazione che tradisce la carità e l’impegno per la salvezza di tutti gli uomini. In fondo una spiritualizzazione egoistica che pensa di salvarsi da soli, mentre siamo chiamati a trasformare la storia perché a tutti giunga l’amore di Dio.

Dietro a questa indicazione c’è il concetto di preghiera, non solo di povertà.