RB 2,37-40 – Sappia inoltre che se uno accetta di guidare delle anime deve prepararsi a renderne conto. E ritenga per certo che qual è il numero dei fratelli affidati alla sua guida, d’altrettanti anime egli, nel giorno del giudizio, dovrà rispondere davanti al Signore, compresa, ovviamente, la sua. L’abate dunque, tutto pervaso di sacro timore per il giudizio che lo attende – quale pastore – a proposito delle pecore avute in custodia, mentre si preoccupa del rendiconto sugli altri, pensa anche al proprio; e guidando con i suoi ammonimenti i fratelli nel cammino della conversione, si va egli stesso correggendo dai suoi difetti.

Benedetto sottolinea la grande responsabilità di cui si fa carico chi ha un’autorità. Essa riguarda il cammino spirituale delle persone. Se è vero che l’abate si occupa di molte cose pratiche, compresa tutta l’organizzazione del monastero, resta però centrale e fondamentale la cura delle persone. Tutto il resto è funzionale a questa cura. La bontà del suo operato, e la verifica che lui stesso farà del suo servizio, si deve bastare proprio su questo aspetto. E’ più facile avere un riscontro sull’organizzazione, sull’andamento economico, ecc. Molto più difficile capire se l’impostazione scelta porta frutto nel cammino spirituale delle persone, perché entra in gioco anche la loro libertà.

La qualità delle relazioni umane è il primo strumento che ha tra le mani, e in essa deve passare il suo vissuto spirituale. Come pastore egli è chiamato ad aprire il cammino facendosi il primo ricercatore di Dio. Partendo proprio dalla sua esperienza di Dio accompagna i fratelli, condividendo con loro i frutti della sua preghiera e del suo discernimento. Questa relazione con i fratelli diventa occasione per approfondire anche il suo cammino spirituale. L’apertura del cuore dei fratelli lo porta a conoscenza dell’opera nascosta della grazia, e questa deve suscitare in lui un grande rispetto e aiutarlo riconoscere le vie che Dio sceglie di percorrere. E’ un luogo privilegiato per la sua formazione spirituale.

Si instaura così un movimento reciproco di grazia, dove il pastore formando il suo gregge attraverso la condivisione del suo cammino spirituale, ne viene lui spesso formato. Chi ha un’autorità deve imparare ad ascoltare e lasciarsi plasmare da chi gli è affidato, riconoscendovi dei fratelli portatori di doni e strumenti di Dio per il suo cammino spirituale.