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	<title>Monastero Santi Pietro e Paolo di Germagno - Prodotti Monastici: Vendita, Catalogo e Prezzi &#187; Commento alla Regola</title>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Dono totale a Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 24-29 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare per sé la minima proprietà,&#160;ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più padrone neanche del proprio corpo.&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2945" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 24-29 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare per sé la minima proprietà,&nbsp;ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più padrone neanche del proprio corpo.</em></li>
<li><em>Quindi, subito dopo, sia spogliato in coro delle vesti che indossa e rivestito dell&#8217;abito monastico.&nbsp;Ma gli indumenti di cui si è spogliato devono essere conservati nel guardaroba,&nbsp;in modo che, se in seguito dovesse &#8211; Dio non voglia!- cedere alla suggestione diabolica e lasciare il monastero, sia mandato via senza l&#8217;abito monastico.</em></li>
<li><em>Non gli si restituisca invece la domanda che l&#8217;abate ha ritirato dall&#8217;altare, ma sia conservata in monastero.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Dono totale a Dio</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio –&nbsp;10 settembre 2026</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il non possedere più beni, lo spogliarsi dei propri abiti, sono segni esteriori e simbolici di un dono totale della propria vita a Dio. La povertà, come pure l’obbedienza, non vanno intesi come forme di ascesi, ma come conseguenze e concretizzazioni di questo dono. Il non disporre più neppure del proprio corpo è un rimando forte alla rinuncia alla propria autonomia per ricercare e compiere solo la volontà di Dio. Quell’offerta fatta a Dio alla presenza dei santi e della comunità non è senza effetti concreti e immediati.</p>
<p style="text-align: justify;">Positivamente sono aiuti e rimandi a questa scelta fondamentale, perché non sia uno slancio momentaneo e passeggero, ma una trasformazione di tutta la vita. Questo affidamento a Dio inizia in questo momento ad essere sempre più permeante e concreto. Dall’esteriorità dei beni materiali pian piano deve scendere nella profondità del cuore e del modo di pensarsi e di porsi nell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Vanno sempre visti e vissuti in questa prospettiva positiva di offerta di se stessi, di affidamento, di crescita nella fiducia. Se e quando ci diventano un peso dobbiamo chiederci perché, che cosa vorremmo difendere e cosa stiamo realmente perdendo. Il rischio è di perdere questo abbandono cercando delle sicurezze, degli spazi nostri, delle consolazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Vangelo troviamo alcune immagini forti che Gesù ha usato per sé e per i suoi discepoli: <em>Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo</em> (Lc 9,58) che ci dicono come questi aspetti esteriori hanno però una ricaduta sulla nostra dimensione interiore, sul nostro porci davanti a Dio. Certamente non si può misurare il nostro affidamento a Dio da questi segni, ma essi hanno però un effetto sulla nostra libertà. Non essendo disincarnati vi deve essere una convergenza, che diventa sempre più unificazione, tra desiderio del cuore e concretezza della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Benedetto questi non sono solo segni esteriori e visibili di un passo spirituale, ma strumenti per rafforzarlo e renderlo autentico.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Accolti da Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 21-23 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Una volta depositato il documento sull&#8217;altare, il novizio intoni subito il versetto: &#8220;Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa e vivrò; e non deludermi nella mia speranza&#8221;. Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto, aggiungendovi alla fine il Gloria.&#160;Poi il&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2943" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 21-23 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Una volta depositato il documento sull&#8217;altare, il novizio intoni subito il versetto: &#8220;Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa e vivrò; e non deludermi nella mia speranza&#8221;. Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto, aggiungendovi alla fine il Gloria.&nbsp;Poi il novizio si prostri ai piedi di ciascuno dei fratelli per chiedergli di pregare per lui e da quel giorno sia considerato come un membro della comunità.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Accolti da Dio</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 4 settembre 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il rito della professione ci ricorda alcuni aspetti importanti. Il primo è che senza l’aiuto di Dio il nostro desiderio è destinato a fallire perché non bastano le nostre forze. Il cammino monastico è l’incontro di due libertà e un cammino di relazione con Dio. E’ Lui il primo che ci deve accogliere e che ci deve accompagnare e sostenere. Questo ci dice che certamente è importante il desiderio e l’impegno del novizio, ma non è centrale, perché se non è in sintonia e in continuo riallineamento con quello di Dio, non c’è alcuna speranza e si andrà a esaurire o a infrangere con le difficoltà della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo è quel riferimento “secondo la tua parola”, che indica già il luogo e il modo per custodire e mantenere viva la relazione con Dio. La nostra speranza si rinnova in questa relazione, ma non è la speranza di realizzare i miei progetti, belli e santi che siano, ma quella di realizzare quelli di Dio. E questi si dispiegano nel corso dei giorni e degli anni. Questo significa che occorre un atteggiamento di ricerca, di ascolto e la disponibilità a cambiare, e rinnovarsi. Non abbiamo già in mano la mappa del cammino fino al suo compimento. La ricerchiamo percorrendola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo spunto di riflessione è che siamo tutti accolti da Dio, e la comunità, di cui il novizio entra a far parte condividendo aspetti spirituali e materiali, è prima di tutto la comunità di Dio. Anch’essa vive in questo atteggiamento di ascolto, ricerca e rinnovamento. La comunità accoglie il giovane perché anch’essa è stata accolta prima da Dio. Usando un’atra immagine della Regola, il monastero è la casa di Dio di cui i monaci sono i primi ospiti, e condividono con altri questa esperienza di accoglienza e cura di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza che ciascuno fa di essere accolto, amato, da Dio ci permette di accoglierci reciprocamente, di amarci reciprocamente. Se manca questa esperienza fondante il monastero è una penitenza, perché non se ne capiscono le dinamiche relazionali e le modalità di vita. Le logiche dell’efficienza, dell’omologazione del mondo non funzionano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma noi non possiamo accogliere Dio se non accogliamo coloro che lui ha già accolto prima di noi. Le relazioni comunitarie, il modo con cui ci si accoglie, ci si perdona, non sono solo sociologiche, hanno uno spessore spirituale profondo. Smascherano le idealizzazioni e le illusioni. Sono chiamato a imparare ad accogliere Dio anche se diverso da come me lo aspettavo, da come l’ho conosciuto all’inizio del cammino. E lo scopro e accolgo nella sua realtà attraverso i fratelli che Lui ha scelto e mi ha donato.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Con Dio, i santi e i fratelli</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 10:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 17-20 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Al momento dell&#8217;ammissione faccia in coro, davanti a tutta la comunità, solenne promessa di stabilità, conversione continua e obbedienza,&#160;al cospetto di Dio e di tutti i suoi santi, in modo da essere pienamente consapevole che, se un giorno dovesse comportarsi diversamente, sarà&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2924" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 17-20 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Al momento dell&#8217;ammissione faccia in coro, davanti a tutta la comunità, solenne promessa di stabilità, conversione continua e obbedienza,&nbsp;al cospetto di Dio e di tutti i suoi santi, in modo da essere pienamente consapevole che, se un giorno dovesse comportarsi diversamente, sarà condannato da Colui del quale si fa giuoco.&nbsp;Di tale promessa stenda un documento sotto forma di domanda, rivolta ai Santi, le cui reliquie sono conservate nella chiesa, e all&#8217;abate presente.</em></li>
<li><em>Scriva di suo pugno il suddetto documento o, se non è capace, lo faccia scrivere da un altro, dietro sua esplicita richiesta, e lo firmi con un segno, deponendolo poi sull&#8217;altare con le proprie mani.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Con Dio, i santi e i fratelli</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 29 agosto 2026</p>
<p style="text-align: justify;">I tre voti monastici sono stabilità, conversione di vita e obbedienza, e sono strettamente interconnessi tra di loro. Questa promessa viene fatta nel nome e alla presenza di Dio, dei santi e della comunità. Non si tratta di “spettatori” della promessa, ma anche di collaboratori, perché senza il loro aiuto, che è differente per forma e importanza, non si può restare fedeli fino alla fine. Dio non è solo colui che accoglie i nostri voti, ma anche colui che li porta a compimento e che ci accompagna per tutto il cammino. È a Lui che doniamo e affidiamo la nostra vita, e questo dovremmo ricordarcelo sempre. Lo facciamo ricercando e vivendo l’obbedienza alla sua volontà, che si manifesta e dispiega nelle pieghe della storia e che ci chiede di trasformarci, di convertirci. La sua grazia ci sostiene e interagisce in modi diversi, ma sempre per lo stesso scopo, plasmarci a immagine di Cristo. E questo “lavoro spirituale” dura tutta la vita e lo scopriamo passo dopo passo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espressione forte di Paolo, <em>non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me</em> (Gal 2,20) descrive bene il fine, la meta di questo cammino di conversione, di obbedienza alla sua volontà. E in questo percorso siamo sostenuti, accompagnati e illuminati dai santi, da quanti ci hanno preceduto in questo stesso percorso. Anche i santi non sono solo testimoni, ma partecipano al nostro cammino, nella misura in cui li coinvolgiamo sia nella preghiera che nella lettura e riflessione sul loro percorso umano-spirituale. Ci possono essere di aiuto proprio nel riconoscere e abbracciare l’intervento di Dio nella nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">E in fine vi è la comunità, che svolge diverse funzioni. Essa accoglie, accompagna, ma è anche strumento di conversione diventando il primo canale attraverso cui Dio ci chiede di lasciarci plasmare. A volte ci richiama, altre ci incoraggia, a volte ci sembra un peso e altre volte ci risolleva e rinnova la speranza. E’ il luogo dove la nostra promessa e dono a Dio si incarna, diventa concreto, e per questo diventa anche esigente e puntuale. Quell’offerta generica e imprecisata all’inizio del cammino diventa concreta e stringente, spesso diversa da come ce la immaginavamo.</p>
<p>Abbiamo sempre bisogno dell’aiuto di Dio, dei santi e dei fratelli. Cerchiamolo e accogliamolo.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Il giogo della Regola</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 12-16 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Passati sei mesi, gli si legga di nuovo la Regola, perché prenda coscienza dell&#8217;impegno che sta per assumersi.&#160;E se continua a perseverare, dopo altri quattro mesi, gli si legga ancora una volta la stessa Regola.&#160;Se allora, dopo aver seriamente riflettuto, prometterà di&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2920" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 12-16 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Passati sei mesi, gli si legga di nuovo la Regola, perché prenda coscienza dell&#8217;impegno che sta per assumersi.&nbsp;E se continua a perseverare, dopo altri quattro mesi, gli si legga ancora una volta la stessa Regola.&nbsp;Se allora, dopo aver seriamente riflettuto, prometterà di essere fedele in tutto e di obbedire a ogni comando, sia pure accolto nella comunità,</em></li>
<li><em>ma sappia che anche l&#8217;autorità della Regola gli vieta da quel giorno di uscire dal monastero&nbsp;e di sottrarsi al giogo della disciplina monastica che, in una così prolungata deliberazione, ha avuto la possibilità di accettare o rifiutare liberamente.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Il giogo della Regola</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 27 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il giogo della Regola è un chiaro riferimento al giogo del Vangelo, dolce e leggero, per chi lo sceglie, pesante o oppressivo per chi lo guarda dall’esterno e non lo comprende. Questa differenza è data proprio dal fatto che ci si abbandona ad essa come al flusso di un corso d’acqua. Se si cerca di resistere e di andare contro-corrente ci si trova a fare uno sforzo immenso. Occorre accogliere e affidarsi a questo movimento, anche se magari non se ne comprende ancora appieno le potenzialità. Per questo il testo della Regola viene letto e riletto più volte al novizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrare a far parte della comunità, sancito dal cambio di spazio vitale, indica l’assumere questo progetto comune. Non si può far parte della comunità se non si accoglie e non si abbraccia questo testo, che dà un’identità al vivere insieme. La Regola è la chiave di lettura del Vangelo per i monaci, il modo con cui impegnarsi a viverlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre imparare a farso carico di questo giogo con umiltà e mitezza, proprio come Gesù indica ai sui discepoli, perché in esso è possibile trovare riposo e ristoro per l’anima, perché ci guida all’incontro con Dio sostenuti e accompagnati da fratelli che condividono lo stesso percorso. Il sostegno della Regola non è solo quello di avere delle indicazioni pratiche per incarnare il vangelo, ma anche quello di compiere questo percorso non da soli, ma sostenuti dalla comunità. E tutti abbiamo sperimentato come sia importante in certi momenti questo sostegno, che a volte diventa un fastidioso richiamo perché stiamo perdendo la giusta direzione. Ma anche in questo ci è di aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’esser da soli ad abbracciare il Vangelo siamo più esposti al rischio delle nostre esagerazioni, delle nostre interpretazioni parziali. Se ripensiamo al nostro cammino vediamo come la comprensione del Vangelo cresce strada facendo e soprattutto vivendolo. Ci accorgiamo di come alcune letture erano parziali e oggi ne riconosciamo il limite e la contraddittorietà. Benedetto ci suggerisce che non ci salviamo da soli, ma insieme ai fratelli, come anche l’annuncio del Vangelo ci ricorda che è con e grazie all’altro che possiamo incontrare Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente resta un giogo, cioè qualcosa che un po’ ci costringe, ma per il nostro bene. Ci indica un percorso e dei passi che forse noi non faremmo, ma che possiamo scoprire vitali e benefici.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; La via della Regola</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 8-11 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Gli si prospetti tutta la durezza e l&#8217;asperità del cammino che conduce a Dio.&#160;Se darà sicure prove di voler perseverare nella sua stabilità, dopo due mesi gli si legga per intero questa Regola&#160;e gli si dica: &#8220;Ecco la legge sotto la quale&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2917" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 8-11 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Gli si prospetti tutta la durezza e l&#8217;asperità del cammino che conduce a Dio.&nbsp;Se darà sicure prove di voler perseverare nella sua stabilità, dopo due mesi gli si legga per intero questa Regola&nbsp;e gli si dica: &#8220;Ecco la legge sotto la quale vuoi militare; se ti senti di poterla osservare, entra; altrimenti, va&#8217; pure via liberamente&#8221;.&nbsp;Se persisterà ancora nel suo proposito, sia ricondotto nel suddetto locale dei novizi e si metta la sua pazienza alla prova in tutti i modi possibili.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">La via della Regola</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 25 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La vita monastica è una via che conduce a Dio, e nel discernimento occorre verificare se è corrispondente alle caratteristiche della persona. L’immagine di “via” per definire la sequela di Cristo è usata dagli Atti degli apostoli e i credenti sono <em>quelli della via</em>. Questa immagine raccoglie alcune caratteristiche della fede: la prima è che si tratta di un cammino, un itinerario, non è qualcosa di statico; la seconda che vi è una meta che non coincide con il cammino, ma sta al suo termine; la terza che come ogni cammino prevede una evoluzione, una trasformazione durante il percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che caratterizza la via monastica a Dio è la Regola. Per questo motivo viene letta al postulante e riletta più volte perché possa comprendere se in essa trova un aiuto per questo itinerario, o se al contrario è per lui un fardello che rallenta il cammino. Benedetto non pretende che il suo percorso vada bene per tutti, ma sa che può essere un aiuto valido e fruttuoso per alcuni. Occorre provare a muovere alcuni passi su questo sentiero per capire se dilata il cuore, pur nelle difficoltà che ogni percorso comporta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo è importante conoscere e approfondire la Regola non come un insieme di norme da eseguire, ma prima di tutto come fonte di indicazioni per la vita spirituale. L’indicazione di rileggerla continuamente, che troviamo in essa, nasce dal fatto che ci parla in modo diverso a seconda del punto in cui ci troviamo del nostro cammino. E’ uno strumento con cui Dio ci parla per guidarci all’incontro con Lui, e come tale va letta e approfondita. Come non leggiamo i Vangeli per sapere cosa è successo a Gesù, ma cosa Dio ha da dire a noi oggi, così dovremmo leggere la Regola. Quali sollecitazioni oggi mi dona per il mio cammino verso Dio? Ogni volta che la rileggiamo ne possiamo trovare di nuovi perché il viverla ci mette in movimento e ci fa evolvere, crescere. Perché questo accada occorre farlo con il giusto atteggiamento, quello dell’ascolto fiducioso: ascolta o figlio. Ci fidiamo che in essa possiamo trovare delle parole di Dio per la nostra vita.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Preghiera comune</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:21:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 5-7 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Ma poi si trasferisca nel locale destinato ai novizi, perché vi ricevano la loro formazione, vi mangino e vi dormano.&#160;Ad essi venga inoltre preposto un monaco anziano, capace di conquistare le anime, con l&#8217;incarico di osservarli molto attentamente. In primo luogo bisogna&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2913" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 5-7 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Ma poi si trasferisca nel locale destinato ai novizi, perché vi ricevano la loro formazione, vi mangino e vi dormano.&nbsp;</em><em>Ad essi venga inoltre preposto un monaco anziano, capace di conquistare le anime, con l&#8217;incarico di osservarli molto attentamente.</em></li>
<li><em>In primo luogo bisogna accertarsi se il novizio cerca veramente Dio, se ama l&#8217;Ufficio divino, l&#8217;obbedienza e persino le inevitabili contrarietà della vita comune.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Preghiera comune</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 22 agosto 2026</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dedicarsi con amore all’opera di Dio è il primo criterio esplicitato da Benedetto. Amore per la preghiera e non dovere di pregare, anche se ci saranno momenti o fasi della vita in cui ci potrà pesare il pregare. Ci possono essere altre motivazioni a corollario, alcune che si purificheranno con il tempo, altre che potremmo dire daranno un’identità personale, ma la preghiera è quella necessaria perché il cammino per diventare monaci possa avere una possibilità di successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente il nostro modo di pregare cambierà, come la nostra relazione con Dio, ma in una continuità. È una relazione che matura, che si approfondisce, che attraversa magari anche momenti di crisi, ma non si interrompe. Forse dovremmo dire che ci dovrebbe essere una componente di ostinazione, di perseveranza. È lo strumento con cui può avvenire una rigenerazione continua non solo della nostra relazione con Dio, ma anche delle motivazioni che ci sostengono nelle relazioni con gli altri, una rigenerazione del progetto di vita che può evolvere, una rigenerazione dei desideri che possono aumentare o orientarsi diversamente, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri due criteri: l’obbedienza e l’accettazione delle umiliazioni, si possono vivere in modo positivo ed equilibrato solo in un orizzonte di preghiera, cioè di relazione con Dio che dà senso a ciò che viviamo. L’obbedienza infatti va nella direzione di un affidamento alla volontà di Dio decentrandosi da se stessi, e l’accettazione delle umiliazioni si pone nella prospettiva di saper portare le difficoltà per amore, per trasformarle in occasioni di conversione. Senza la preghiera non si possono sostenere obbedienza e difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">È interessante che Benedetto esplicita la forma della preghiera comune, perché è quella caratteristica della vita comunitaria. Non significa che debba essere l’unica forma, ma che questa non può mancare, perché altrimenti saremmo come fuori posto, un pesce fuori dall’acqua. La vita cenobitica non si fonda e non si regge sulla simpatia e sull’affetto tra i fratelli, ma su questa preghiera che pian piano sboccia anche in affetto reciproco. Ma è importante ricordarci come non ci siamo scelti, ma abbiamo scelto questa vita per amore di Dio. E da questo amore deriva poi l’amarci reciprocamente. Non è solo un ordine temporale, ma di valore.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Affrontare le difficoltà</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:55:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 1-4 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità,&#160;ma, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio&#8221;.&#160;Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2908" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 1-4 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità,&nbsp;ma, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio&#8221;.&nbsp;Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza i rifiuti poco lusinghieri e tutte le altre difficoltà opposte al suo ingresso, perseverando nella sua richiesta,&nbsp;sia pure accolto e ospitato per qualche giorno nella foresteria.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Affrontare le difficoltà</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio –&nbsp;19 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda indicazione è sopportare le umiliazioni e le difficoltà. Si tratta di vedere come una persona reagisce quando la vita porta delle difficoltà o delle umiliazioni, senza doverle creare in modo artificioso. Queste infatti fanno parte delle vita e tutti le incontriamo con intensità e forme diverse, ma il come reagiamo fa la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se scatta in noi un meccanismo difensivo, ci impediamo di trasformarle in occasioni di crescita. Ci irrigidiamo e ci poniamo come vittime di fronte a Dio e agli altri. In noi cresce non solo la sofferenza, ma anche un senso di abbandono, di tradimento, di confusione. Per trasformarle in risorse, in occasioni di conversione occorre invece interrogarci su cosa ci chiedono, quale aspetto di noi mettono in evidenza che deve essere migliorato. Possono essere cioè segni che Dio ci dona per conoscerci sempre più in profondità e per plasmare aspetti non ancora evangelici.</p>
<p style="text-align: justify;">Sopportare significa prima di tutto non fuggire, ma affrontare. Non dobbiamo subito cercare come farle finire, ma capire come possiamo viverle positivamente. Certamente sono una sofferenza, ma possono essere sofferenze che portano a una nuova nascita. Sopportare possiamo pensarlo come portarle per il tempo necessario a una nostra trasformazione positiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo atteggiamento è importante perché permette di affrontare la vita come un cammino di crescita in docilità all’azione di Dio, che non passa solo per il desiderio bello o l’intuizione luminosa. Anche la sconfitta può essere un passaggio vitale, anche la malattia può trasformarci interiormente come non siamo mai riusciti. Non vanno cercate artificiosamente perché rischiamo di non essere né proporzionate alle nostre forze, né avere uno scopo positivo. Imparare invece ad accogliere quelle che ci vengono incontro come possibili strumenti di Dio.</p>
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		<title>Regola cap. LVIII &#8211; La virtù della pazienza</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:53:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 1-4 –&#160;Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità,&#160;ma, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio&#8221;.&#160;Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza i&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2903" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 1-4 –&nbsp;Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li>Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità,&nbsp;ma, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio&#8221;.&nbsp;Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza i rifiuti poco lusinghieri e tutte le altre difficoltà opposte al suo ingresso, perseverando nella sua richiesta,&nbsp;sia pure accolto e ospitato per qualche giorno nella foresteria.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">La virtù della pazienza</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 17 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Mettere alla prova le ispirazioni per vedere se provengono veramente da Dio, mette in gioco sia l’aspirante che la comunità, perché Dio raggiunge il cammino di ciascuno in modo diverso, e quindi non c’è uno schema che va sempre bene per capire dove passa la sua volontà. E l’altro aspetto importante è che chi bussa lo fa per diventare monaco, e non perché lo è già. Questo significa che occorre capire se ci sono le potenzialità per fare un cammino, e non verifica se ci sono già tutte le caratteristiche di un monaco. Questo cammino lo si può verifica solo percorrendolo.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste prime righe però mi sembra che emergono alcune caratteristiche che possono essere già spie di un possibile percorso positivo. La prima è la pazienza. Non è solo capacità di sopportazione delle difficoltà, ma anche capacità di accettare che ogni percorso richiede dei tempi che non sono programmabili, ma seguono la maturazione di ciascuno. La pazienza di accettare i propri tempi, la pazienza di accettare i propri limiti, la pazienza di accettare che anche gli altri necessitano di tempo per conoscerci e capirci.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa comprendere che non esiste il tutto subito, e la vita è un lento maturare fatto di tappe intermedie, ma il cui compimento è alla fine. La stessa professione monastica non è il compimento, ma una tappa di un cammino che dura tutta la vita. Se non si entra in questa logica prima o poi giungerà la delusione e il fallimento, nonostante l’impegno anche eroico. Non mi sembra infatti che le parole di Benedetto suggeriscano un atteggiamento del tipo: stringi i denti fino alla professione e poi tutto cambia.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario è la pazienza che riconosce che le difficoltà saranno sempre presenti nella vita. Cambieranno forma, ma sono parte di questa e per certi versi sono uno strumento necessario per crescere. Non sono da evitare, ma da affrontare e attraversare. Il come le si affronta può essere una spia di un atteggiamento corretto per crescere nella vita comunitaria, per imparare che la vita spirituale non è disincarnata, per riconoscere che Dio ci chiama a un cammino di conversione che dura tutta la vita. Ma è anche l’atteggiamento necessario con se stessi, per imparare a conoscersi in verità e accettarsi in modo positivo, senza assecondare fragilità e senza illudersi di poterle risolvere da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa parte della pazienza anche il fatto di riconoscere che abbiamo bisogno di aiuto, che non possiamo procedere con le nostre sole forze, e il primo aiuto e quindi il primo ritmo che dobbiamo imparare ad accettare, è quello di Dio.</p>
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		<title>Regola cap. LVII &#8211; Avarizia e frode</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 13:36:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVII, 4-9 – I monaci che praticano un&#8217;arte o un mestiere Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci, coloro, che sono stati incaricati di trattare l&#8217;affare, si guardino bene da qualsiasi disonestà.&#160;Si ricordino sempre di Anania e Safira, per non correre il rischio che la&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2901" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVII, 4-9 – I monaci che praticano un&#8217;arte o un mestiere</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci, coloro, che sono stati incaricati di trattare l&#8217;affare, si guardino bene da qualsiasi disonestà.&nbsp;Si ricordino sempre di Anania e Safira, per non correre il rischio che la morte, subita da quelli nel corpo,&nbsp;colpisca le anime loro e di tutte le persone, che hanno comunque defraudato le sostanze del monastero.&nbsp;Però nei prezzi dei suddetti prodotti non deve mai insinuarsi l&#8217;avarizia,&nbsp;ma bisogna sempre venderli un po&#8217; più a buon mercato dei secolari&nbsp;&#8220;affinché in ogni cosa sia glorificato Dio&#8221;.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Avarizia e frode</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 13 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro ha come due dimensioni, quella di espressione e realizzazione della persona, e quella economica di mantenimento della comunità. La prima è trattata e legata al cammino del singolo, la seconda è vista in prospettiva del bene comune. Non si vuole ridurre il lavoro alla sola dimensione economica, e questa non la si vuole ridurre alla sola logica del profitto. Sono molti gli equilibri da mantenere perché il lavoro sia una componente positiva di crescita umana e spirituale. Qui sono solo velocemente accennate alcune deviazioni o pericoli, l’avarizia e la frode. Il riferimento biblico ad Anania e Saffira mette l’accento sulla dimensione interiore che può stare alla base delle deviazioni, mancanza di fiducia che porta a cercare di procurarsi una “sicurezza” autonoma.</p>
<p style="text-align: justify;">Vendono tutto quello che hanno, però non condividono tutto, trattengono qualcosa per se stessi. E questo “poco” trattenuto diventa il tarlo che poi scava dentro di loro e fa perdere il dono della vita. L’indicazione di Benedetto è che l’avarizia e le altre forme di attaccamento ai beni materiali partono da piccole cose, apparentemente insignificanti, ma queste sono come un seme piantato nella proprio vita che senza accorgersi cresce e stravolge il cammino iniziale. Il gesto del donare tutto è nato anche per loro come gesto spontaneo e di generosità. Ma lentamente vengono meno queste motivazioni di apertura all’altro e cresce un’attenzione verso se stessi che li porta alla morte spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema non è di risultato economico, di bilancio, ma di cammino spirituale e umano. Il pericolo grosso è che venga meno la logica del dono della propria vita a Dio e alla comunità. Occorre vigilare a questo livello profondo perché sia custodita la libertà e la generosità del dono, la fiducia che si affida ed è pronta a lasciare e perdere tutto. A volte questo deve concretizzarsi in una spogliazione, perché resti autentico il dono di se stessi. Qui ci si arricchisce perdendo, lasciando, non trattenendo.</p>
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		<title>Regola cap. LVII &#8211; Offrire i talenti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 13:29:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVII, 1-3 – I monaci che praticano un&#8217;arte o un mestiere Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un&#8217;arte o in un mestiere, li esercitino con la massima umiltà, purché l&#8217;abate lo permetta.Ma se qualcuno di loro monta in superbia, perché gli sembra di portare qualche utile al&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2899" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVII, 1-3 – I monaci che praticano un&#8217;arte o un mestiere</h4>
<p><em>Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un&#8217;arte o in un mestiere, li esercitino con la massima umiltà, purché l&#8217;abate lo permetta.</em><em>Ma se qualcuno di loro monta in superbia, perché gli sembra di portare qualche utile al monastero,&nbsp;sia tolto dal suo lavoro e non gli sia più concesso di occuparsene, a meno che rientri in se stesso, umiliandosi, e l&#8217;abate non glielo permetta di nuovo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Offrire i talenti</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio –&nbsp;11 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto ci invita a porci in un orizzonte che è quello del bene della comunità. E’ da questa prospettiva che si può discernere anche il bene del singolo. Il fatto di avere delle capacità o delle conoscenze non diventa un diritto del singolo, ma un talento che può essere messo a servizio del bene dell’insieme, della comunità. Questa certamente cerca di valorizzare i talenti che ha al suo interno, ma nella misura in cui questi collaborano e arricchiscono tutti e non diventano motivo di esaltazione personale, e ancora peggio, motivo di differenziazione o separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura di oggi, molto tesa a valorizzare il singolo e le sue caratteristiche, a volte degenera in individualismo che mina il senso e il valore della comunità. Il monaco ha donato la vita a Dio, e questo di concretizza anche nel modo con cui vive i suoi talenti: non sono più suoi, ma donati e offerti a Dio e alla comunità. Questo non significa necessariamente una rinuncia, ma certamente un cambiamento di prospettiva. E su questo Benedetto è molto drastico e netto.</p>
<p style="text-align: justify;">I vari servizi e incarichi sono la forma concreta del nostro donarci, e non devono diventare forme di autoaffermazione, dei diritti o dei poteri. Per questo è importante che ciascuno si chieda come li vive interiormente, come li sente. Prima di un intervento censorio dell’abate, dovrebbe esserci un nostro discernimento, perché portino realmente frutto, perché crescano in modo armonico. E proprio l’armonia con i tempi, gli spazi, i ritmi della comunità può essere un fattore che ci aiuta a capire come li stiamo vivendo. Se si creano dei conflitti è segno che stiamo perdendo il giusto orizzonte, la giusta prospettiva. Dio dona i talenti perché siano strumenti di collaborazione e donazione, e non di affermazione personale. Perché creino ponti e non separazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">E come vanno coltivati in modo corretto i talenti, così va fatto anche con i desideri, perché altrimenti ci si rivoltano contro. Non posso pensarmi e sognare come se la comunità non ci fosse, come se dovesse solo sostenere e collaborare ai miei desideri, come se fosse al mio servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che dovremmo immaginare che Dio ha distribuito i suoi doni in modo che questi diventino motivo di completamento reciproco, cioè di donazione e di servizio che rafforza l’unità della comunità.</p>
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