<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Monastero Santi Pietro e Paolo di Germagno - Prodotti Monastici: Vendita, Catalogo e Prezzi &#187; Appunti spirituali</title>
	<atom:link href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?cat=1&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero</link>
	<description>Acquistali online su monasterogermagno.it</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Oct 2026 16:46:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>Regola cap. LXIII &#8211; Stare al proprio posto</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3004</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3004#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 16:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3004</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LXIII, 1-3 – L&#8217;ordine della comunità Nella comunità ognuno conservi il posto che gli spetta secondo la data del suo ingresso o l&#8217;esemplarità della sua condotta o la volontà dell&#8217;abate.&#160;Bisogna però che quest&#8217;ultimo non metta lo scompiglio nel gregge che gli è stato affidato, prendendo delle disposizioni ingiuste come se&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3004" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LXIII, 1-3 – L&#8217;ordine della comunità</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Nella comunità ognuno conservi il posto che gli spetta secondo la data del suo ingresso o l&#8217;esemplarità della sua condotta o la volontà dell&#8217;abate.&nbsp;Bisogna però che quest&#8217;ultimo non metta lo scompiglio nel gregge che gli è stato affidato, prendendo delle disposizioni ingiuste come se esercitasse un potere assoluto,&nbsp;ma pensi sempre che dovrà rendere conto a Dio di tutte le sue decisioni e azioni.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Stare al proprio posto</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 17 ottobre 2026</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Già nel capitolo precedente Benedetto aveva toccato il tema dell’ordine della comunità. Vi è un criterio oggettivo: la data di ingresso in monastero; e un criterio meno oggettivo e meno quantificabile: il merito della vita. Dal punto di vista teorico, il secondo dovrebbe essere il più importante, perché prende in considerazione la qualità della vita del monaco, che per certi versi è sottesa nel prolungarsi della vita in monastero. Il criterio della maggiore permanenza in monastero presuppone che l’esperienza formi e renda più maturo il monaco. Sappiamo però come non basti il trascorrere del tempo per maturare spiritualmente, occorre anche un lavoro personale.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Benedetto allora affida all’abate il compito di scegliere di volta in volta il criterio che ritiene più opportuno, ammonendolo però di non creare tensioni in comunità con decisioni che possono essere interpretate come arbitrarie. Questo è il motivo per cui si preferisce ordinariamente non cambiare l’ordine della comunità, perché non nascano gelosie e incomprensioni. Il rischio è infatti di interpretare questi cambiamenti come giudizi sulla persona che feriscono. Sganciare quindi l’ordine in comunità da una valutazione delle qualità della stessa risulta alla fine la scelta che custodisce la pace e l’armonia.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Vi è poi una stima che si forma in modo naturale per i fratelli che dimostrano con i fatti una maturità umana e spirituale. E’ un riconoscimento che avviene spontaneamente e che crea meno tensioni. Vi è un riconoscimento della santità della vita che alimenta una sana emulazione, un desiderio di imparare, di raggiungere quella profondità interiore che emerge spontaneamente nella vita ordinaria.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=3004</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LXII &#8211; Il servizio sacerdotale</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3001</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3001#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3001</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LXII – I sacerdoti del monastero Se un abate desidera che uno dei suoi monaci sia ordinato sacerdote o diacono per il servizio della comunità scelga in essa un fratello degno di esercitare tali funzioni. Ma il monaco ordinato si guardi dalla vanità e dalla superbia&#160;e non creda di poter&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=3001" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LXII – I sacerdoti del monastero</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se un abate desidera che uno dei suoi monaci sia ordinato sacerdote o diacono per il servizio della comunità scelga in essa un fratello degno di esercitare tali funzioni. Ma il monaco ordinato si guardi dalla vanità e dalla superbia&nbsp;e non creda di poter fare altro che quello che gli ordina l&#8217;abate, tenendo sempre presente che d&#8217;ora in poi dovrà essere maggiormente sottomesso alla disciplina.&nbsp;Né col pretesto del sacerdozio trascuri l&#8217;obbedienza alla Regola o la disciplina, ma anzi progredisca sempre più nelle vie di Dio.&nbsp;Conservi sempre il posto che gli spetta in corrispondenza del suo ingresso in monastero,&nbsp;tranne che per il ministero dell&#8217;altare, oppure nel caso che la scelta della comunità o la volontà dell&#8217;abate l&#8217;abbiano promosso in considerazione della sua vita esemplare.&nbsp;Sappia però che deve osservare la disciplina prestabilita per i decani e i superiori.&nbsp;Se avrà la presunzione di agire diversamente, non sia più trattato come un sacerdote, ma come un ribelle.&nbsp;E nell&#8217;eventualità che, dopo essere stato ammonito non si correggesse, si chiami a testimonio anche il vescovo.&nbsp;Ma se neanche allora si emendasse e le sue colpe diventassero sempre più evidenti, sia espulso dal monastero,&nbsp;purché però sia stato così ostinato da non volersi sottomettere e obbedire alla Regola.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Il servizio sacerdotale</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 15 ottobre 2026</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Benedetto ci presenta il sacerdozio come servizio alla comunità. E’ l’abate che sceglie un monaco e lo fa ordinare diacono o sacerdote per assicurare alla comunità la celebrazione Eucaristica. Certamente un servizio centrale perché anima la preghiera, la dimensione più importante della vita della comunità e dei singoli monaci. Proprio per questa centralità la raccomandazione che Benedetto si sente di fare è quella dell’umiltà. Ci potrebbe essere il rischio di lasciarsi prendere dalla stessa logica mondana per cui una persona più ha un ruolo importante e più va onorata, quasi spostando l’attenzione dal servizio svolto alla persona. In questo capitolo si ribadisce che l’onore e il rispetto è per l’ordinazione, un dono di Dio prezioso, e la persona è chiamata a custodirlo anche con il riconoscere di essere uno strumento.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Lo stile di vita che Benedetto suggerisce per custodire questo dono è l’abbracciare con ancora più forza e profondità la Regola, farne cioè la guida della propria vita non solo esteriore, ma soprattutto interiore e spirituale. Diventare cioè il testimone della sua bontà ed efficacia quale strumento di conversione.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Mi verrebbe da dire che come l’abate è chiamato a spiegarla e insegnarla, il sacerdote è chiamato a testimoniarla con la vita, a mostrarne la ricchezza interiore con la profondità della sua esperienza personale. E in questo vi è un ulteriore compito affidatogli, in sinergia con l’operato dell’abate. Non quindi una contrapposizione di ruoli e funzioni, ma una collaborazione con modalità differenti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=3001</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. XLI &#8211; Riconoscimento e stima</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2999</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2999#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2999</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LXI, 11-14 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri Anzi, se l&#8217;abate lo ritiene degno, può anche assegnargli un posto un po&#8217; elevato.&#160;E non solamente un monaco, ma anche coloro che appartengono all&#8217;ordine sacerdotale o al chiericato, l&#8217;abate può destinare a un posto superiore a quello corrispondente al loro ingresso in monastero,&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2999" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LXI, 11-14 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Anzi, se l&#8217;abate lo ritiene degno, può anche assegnargli un posto un po&#8217; elevato.&nbsp;</em><em>E non solamente un monaco, ma anche coloro che appartengono all&#8217;ordine sacerdotale o al chiericato, l&#8217;abate può destinare a un posto superiore a quello corrispondente al loro ingresso in monastero, se ha notato che la condotta lo merita.&nbsp;</em><em>Si guardi però sempre dall&#8217;ammettere stabilmente nella sua comunità un monaco proveniente da un monastero conosciuto, senza il consenso e le lettere commendatizie del suo abate,&nbsp;</em><em>perché sta scritto: &#8220;Non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te&#8221;.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Riconoscimento e stima</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 13 ottobre 2026</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">In questo capitolo si ritorna sull’ordine dei posti in comunità. Può essere l’occasione per una riflessione su questo aspetto che nasce da esigenze concrete, ma che può generare malumori e tensioni. Il principio di base per Benedetto è l’ordine di ingresso in monastero, ma può essere modificato per rispetto al sacramento dell’ordine per un sacerdote, o per le qualità di vita di un monaco. La nostra natura umana però rischia di vivere questo aspetto con una prospettiva di competizione e di prestigio. Questo è il motivo per cui Benedetto invita l’abate a stare attento a non cambiare troppo l’ordine per non generare turbamenti e tensioni.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Anche in monastero resta dentro di noi una sorta di competizione per cui soffriamo se qualcuno ci passa avanti o è messo più in luce. Questo ci mostra come l’umiltà, che potrei definire come l’essere contento e in pace per ciò che ho e mi è dato, è sempre da riconquistare, da custodire. Il gioire perché un fratello progredisca, perché sia stimato, perché faccia del bene, non è naturale o scontato. Tutto questo perché abbiamo un innato bisogno di riconoscimento e di stima, e senza che ce ne accorgiamo pensiamo che l’altro ce ne possa togliere un po’. L’altro in questo modo diventa un pericolo. In realtà sia il riconoscimento che la stima non sono oggetti che si spostano: o ce l’ho io o ce l’ha l’altro. Non è l’altro che me la ruba, ma posso perderla per il mio modo di vivere, e non sono legate a ruoli, servizi, posti, ma proprio alla profondità della nostra vita spirituale che traspare in ogni gesto che compiamo.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">C’è un modo corretto per coltivare il riconoscimento e la stima da parte dei fratelli, ed è quello di una vita sempre più evangelica, sempre più spirituale. E c’è un modo di pensare e agire che ce la fa perdere, perché mondano e ancora legato ai posti. Questi non accrescono e non diminuiscono la qualità della vita di una persona. Sono funzionali. Dobbiamo ricordarci che siamo chiamati a guardarci come ci guarda Dio, e non come ci guarda un uomo. Questo capitolo ci invita a purificare e rinnovare il nostro sguardo, e se ci può essere una “competizione”, questa è nell’amarci e nello stimarci a vicenda. Gareggiate nello stimarvi a vicenda, ci ricorda Benedetto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2999</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LXI &#8211; Contenti di quanto ci è dato</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2988</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2988#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2988</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LXI, 6-10 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri Se però, quando era ospite si è dimostrato pieno di pretese e di difetti, non solo non dev&#8217;essere aggregato alla comunità,&#160;ma bisogna dirgli garbatamente di andarsene per evitare che le sue miserie contagino anche gli altri.&#160;Invece, se non merita di essere allontanato, non&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2988" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LXI, 6-10 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se però, quando era ospite si è dimostrato pieno di pretese e di difetti, non solo non dev&#8217;essere aggregato alla comunità,&nbsp;ma bisogna dirgli garbatamente di andarsene per evitare che le sue miserie contagino anche gli altri.&nbsp;Invece, se non merita di essere allontanato, non sia accolto e incorporato nella comunità solo nel caso che ne faccia domanda,&nbsp;ma sia addirittura invitato a rimanere, perché gli altri possano trarre profitto dal suo esempio&nbsp;e perché dappertutto si serve il medesimo Signore e si milita sotto lo stesso Re.</em></li>
</ol>
<p class="western" align="center">&nbsp;</p>
<h3 class="western" align="center">Contenti di quanto ci è dato</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 3 ottobre 2026</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Come si serve il Signore? Qui vengono indicati due atteggiamenti che vanno contro questo servizio: l’essere esigenti o l’essere viziosi. Cosa hanno in comune? Il mettere se stessi prima di tutto. Non è solo il superfluo che può portarci ad essere esigenti, a pretendere, ma anche i bisogni primari. Il problema è come ci lasciamo condizionare da un bisogno. Quando questo ci porta a non vedere e riconoscere quelli degli altri, quando diventa una necessità inderogabile, significa che ne siamo diventati schiavi. Alcune forme di ascesi, come il digiuno, vorrebbero insegnarci a gestire con libertà anche i bisogni primari. Posso rimandare anche il mangiare, per dirmi e per educarmi a mettere Dio o l’altro prima di me, e per esercitarmi alla pazienza. Paolo parla di libertà sia nella povertà che nell’indigenza: So vivere nella povertà, come so vivere nell&#8217;abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all&#8217;abbondanza e all&#8217;indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza (Ef 4,12-13).</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Al primo posto non ci sono io, ma la sua volontà, che passa ad esempio nel bisogno degli altri, e allora so condividere anche il poco o lo so offrire totalmente. L’amore vive in questa logica. Pensiamo a una mamma che si priva del necessario per darlo ai propri figli.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Dobbiamo però riconoscere che non ci troviamo di fronte a bisogni primari, ma molto spesso a bisogni “indotti” dalla mentalità di oggi, dall’emulazione di altri. Per cui non ci basta quanto abbiamo e vorremmo qualcosa in più o di diverso. Perdiamo la capacità di essere contenti perché sempre protesi a qualcosa che ci manca. Stupisce a volte come sono più gioiosi i bambini dei paesi poveri, che a volte non hanno il necessario, che quelli dei paesi ricchi che abbondano di superfluo, ma sono come “spenti” dentro.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">L’essenzialità non è solo l’avere poche cose, ma ancora più profondamente non vivere schiavi del desiderio di avere. Essere contenti di quanto ci è dato e saperlo vivere al meglio, liberi dall’egoismo e pronti alla condivisione. Perché ci possono essere anche egoisti poveri, che trattengono con avidità il poco che hanno. E’ una questione di cuore, non solo di cose.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Se serviamo noi stessi non possiamo servire Dio. Non possiamo avere due padroni. Ce lo ricorda il Vangelo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2988</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LXI &#8211; Aiutati a crescere</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2984</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2984#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2984</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LXI, 1-5 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri Se un monaco forestiero, giunto di lontano, vuole abitare nel monastero in qualità di ospite&#160;e si dimostra soddisfatto delle consuetudini locali,&#160;accontentandosi con semplicità di quello che trova, senza disturbare la comunità con le sue pretese, sia accolto per tutto il tempo che desidera.&#160;Nel&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2984" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LXI, 1-5 – L&#8217;accoglienza dei monaci forestieri</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se un monaco forestiero, giunto di lontano, vuole abitare nel monastero in qualità di ospite&nbsp;e si dimostra soddisfatto delle consuetudini locali,&nbsp;accontentandosi con semplicità di quello che trova, senza disturbare la comunità con le sue pretese, sia accolto per tutto il tempo che desidera.&nbsp;Nel caso poi che egli rilevi qualche inconveniente o dia qualche suggerimento, l&#8217;abate si chieda se il Signore non lo abbia mandato proprio per questo.&nbsp;E se in seguito vorrà fissare la sua stabilità nel monastero, non si opponga un rifiuto a questa sua richiesta, tanto più che durante la sua permanenza si è avuto modo di studiarne il comportamento.</em></li>
<li></li>
<li></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Aiutati a crescere</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 29 settembre 2026</p>
<p class="western">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">L’accoglienza di un monaco forestiero può essere l’occasione di uno sguardo diverso sulla comunità, un po’ come quando vengono i visitatori. Si tratta di persone che conoscono le dinamiche della vita monastica, delle relazioni comunitarie, ecc., ma che hanno anche un’esperienza un po’ diversa legata alla propria comunità. Il confronto può essere occasione di suggerimenti per migliorare qualche aspetto che i fratelli della comunità si sono oramai abituati a vedere e vivere in un certo modo. Lo scopo della visita canonica è proprio quello di aiutare la comunità a vivere meglio. Non vengono per giudicare e per stravolgere. In questo vanno aiutati perché fermandosi solo pochi giorni si possono basare più su quanto ciascuno racconterà, che su quanto hanno potuto vedere.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Non sono venuti per omologare, e per questo è bene che ciascuno spieghi come vive interiormente i vari aspetti della vita, e non fermarsi solo sulle attività materiali che svolge. Siamo chiamati ad aiutarli ad entrare nello stile della nostra comunità per coglierne il valore e i frutti che porta. La ricchezza di una comunità è data dalla profondità della vita spirituale che riesce a favorire e custodire. E il riflettere ad esempio proprio su ciò che mi aiuta a pregare, mi aiuta a custodire e coltivare la mia relazione con Dio, può essere una buona preparazione alla visita canonica.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Un altro aspetto che dice la ricchezza di una comunità è la qualità delle relazioni. Delle incomprensioni e dei conflitti momentanei sono normali, come in una coppia. La capacità di perdonarsi e superare questi momenti dice e fa trasparire un amore fraterno reale. Il ricercare e desiderare il bene dell’altro è più importante dell’assenza di incomprensioni, che potrebbe essere altrimenti il frutto di un semplice disinteresse. In una vita fraterna a ciascuno è chiesto di rinunciare a un’idealizzazione per accogliere la realtà del fratello che ha accanto, e amarlo.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Se vogliamo farci un esame di coscienza per prepararci bene a questo evento importante penso sia utile chiederci cosa io posso fare per migliorare le relazioni fraterne, per migliorare il clima di raccoglimento, per migliorare la preghiera, ecc. Il monaco forestiero è ascoltato perché non scivola nell’accusa, scaricando le colpe sugli altri, ma perché offre dei suggerimenti propositivi per migliorare. Si accontenta, dice Benedetto, cioè è contento di quanto vive, e desidera crescere e migliorare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2984</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LX &#8211; Vasi crepati</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2997</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2997#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2997</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LX, 4-9 – I sacerdoti aspiranti alla vita monastica Gli si conceda tuttavia di prender posto dopo l&#8217;abate, di dare la benedizione e di recitare le preci finali, purché l&#8217;abate disponga così;&#160;altrimenti non pretenda assolutamente nulla, anzi sia per tutti un esempio di umiltà, ben sapendo di essere soggetto alla&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2997" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LX, 4-9 – I sacerdoti aspiranti alla vita monastica</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Gli si conceda tuttavia di prender posto dopo l&#8217;abate, di dare la benedizione e di recitare le preci finali, purché l&#8217;abate disponga così;&nbsp;altrimenti non pretenda assolutamente nulla, anzi sia per tutti un esempio di umiltà, ben sapendo di essere soggetto alla disciplina della Regola.&nbsp;E se per caso nella comunità si dovesse trattare dell&#8217;assegnazione delle cariche o di qualche altro affare,&nbsp;occupi il posto che gli spetta corrispondentemente al suo ingresso in monastero e non quello che gli è stato concesso in considerazione della sua dignità sacerdotale.&nbsp;Se poi qualche chierico, spinto dallo stesso desiderio, volesse essere aggregato alla comunità, sia assegnato a un posto di un certo riguardo,&nbsp;ma sempre a condizione che prometta anche lui l&#8217;osservanza della Regola e la propria stabilità.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Vasi crepati</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 24 settembre 2026</p>
<p class="western" align="center">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Da queste righe mi sembra che emerge un indiretto richiamo al valore dell’umiltà, quale segno ed elemento di maturità umana e spirituale. Per capirlo meglio potremmo fare una domanda: come gestire il valore del dono del sacerdozio? Benedetto sembra suggerirci che la via migliore è la profondità della vita spirituale, e non le responsabilità e i primi posti. Anche questo dono è al servizio della comunità e non per se stessi. Questo significa ad esempio che viene esercitato non solo per la comunità, ma anche quando la comunità ne ha bisogno. Questa è la visione di Benedetto e del monachesimo delle origini.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Vi è cioè la capacità di distinguere il valore del dono, dalla percezione di se stessi. Non vi è una sovrapposizione che può portare e pensarsi superiori ad esempio alla Regola e alle consuetudini. Questo vale però per ogni dono di Dio e ogni responsabilità. Un conto è infatti il valore del servizio dell’abbaziato, e un altro è la percezione e il modo di vivere dell’abate. La fragilità umana della persona resta ed è chiamata a custodire un tesoro prezioso. L’immagine di Paolo del vaso non solo fragile, ma crepato, che custodisce un tesoro che è la grazia di Dio, e questa traspare proprio dalle crepe del vaso, perché sia chiaro che proviene da Dio e non da noi, ci aiuta a capire.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Il modo migliore per custodire questi doni di Dio, che sia il sacerdozio o qualsiasi altro dono, è quello di viverli rimandando a Colui che ce li ha affidati, e non come se fossero nostri. Quindi non mettendo noi stessi al centro, non cercando un prestigio, perché questo non valorizza il dono. Al contrario, riconoscendo e vivendo come custodi indegni e mai all’altezza di quanto ricevuto. Questo, prima che essere un criterio per l’ordine della comunità, è un atteggiamento interiore, un modo di vivere, che è molto evangelico: chi si umilia sarà innalzato. La grandezza è di chi si fa piccolo, perché rimanda alla sorgente del dono che è Dio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2997</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LX &#8211; Spogliazione</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2994</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2994#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2994</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LX, 1-3 – I sacerdoti aspiranti alla vita monastica Se qualche sacerdote chiede di essere ammesso nel monastero, non bisogna affrettarsi troppo ad accogliere la sua richiesta.&#160;Ma se continua a insistere in questa preghiera, sappia che dovrà osservare tutta la disciplina della Regola,&#160;senza la minima attenuazione, in modo che gli&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2994" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LX, 1-3 – I sacerdoti aspiranti alla vita monastica</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se qualche sacerdote chiede di essere ammesso nel monastero, non bisogna affrettarsi troppo ad accogliere la sua richiesta.&nbsp;Ma se continua a insistere in questa preghiera, sappia che dovrà osservare tutta la disciplina della Regola,&nbsp;senza la minima attenuazione, in modo che gli si possa dire con la Scrittura: &#8220;Amico, che sei venuto a fare?&#8221;.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Spogliazione</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 22 settembre 2026</p>
<p class="western" align="center">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Il fatto che vi sia un capitolo interamente dedicato all’ingresso di sacerdoti in monastero dice che questo passaggio storicamente ha creato delle difficoltà. Non si tratta di un rifiuto, ma del cercare di mettere in atto delle precauzioni che possano portare a un esito positivo di questo itinerario. Vi sono delle differenze di cammino che vanno comprese perché non diventino delle incomprensioni e causa di fallimenti.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Dietro alle parole di questi versetti mi sembra che emerga un invito ad abbracciare fino in fondo la prospettiva della Regola che vuole accompagnare il monaco a una totale disappropriazione da se stesso per appartenere totalmente a Dio. Usando un’immagine evangelica, il monaco è chiamato ad essere come lievito che sparisce nella pasta per farla fermentare dall’interno. Il ministero presbiterale, con il compito della presidenza di una comunità, porta a un’autonomia e a una leadership che vanno in contrasto con la logica della disappropriazione. Per la buona riuscita di questo cambio di prospettiva occorre molta umiltà e affidamento. Vi è una specie di spogliazione che è chiesta a tutti i monaci, e che per qualcuno può essere più impegnativa, non impossibile.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Un altro aspetto, che in realtà è legato, è quello di non pensarsi più avanti per il fatto di aver già compiuto un cammino di formazione e spirituale. Per chi è stato magari per anni guida spirituale, ora è chiesto di accettare di farsi guidare, di riconoscere come deve imparare e non può dare per acquisito nulla. Il cammino spirituale è diverso e richiede di entrare in altre dinamiche. La dignità e il valore dell’ordine non sono messi in discussione, ma non sopperiscono al cambio di prospettiva.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Benedetto sottolinea l’osservanza integrale, il fatto che occorre entrare totalmente nel tessuto della comunità. E questo non in nome di un’idealizzazione, ma di una chiamata: a qual fine sei venuto? Quel è lo scopo di questo cammino? Se non è la sequela di Gesù, il conformarsi a Lui, non si possono trovare le forze e la grazia per sostenere questo cammino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2994</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LIX &#8211; Il nostro futuro</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2992</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2992#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2992</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LIX – I piccoli oblati Se qualche persona facoltosa volesse offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il ragazzo è ancora piccino, i genitori stendano la domanda di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente&#160;e l&#8217;avvolgano nella tovaglia dell&#8217;altare insieme con l&#8217;oblazione della Messa e la mano del bimbo,&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2992" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western" align="center">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 class="western" align="center">Capitolo LIX – I piccoli oblati</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se qualche persona facoltosa volesse offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il ragazzo è ancora piccino, i genitori stendano la domanda di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente&nbsp;e l&#8217;avvolgano nella tovaglia dell&#8217;altare insieme con l&#8217;oblazione della Messa e la mano del bimbo, offrendolo in questo modo.&nbsp;Per quanto riguarda poi i loro beni, o nella domanda suddetta promettano di non dargli mai nulla, né direttamente né per interposta persona, né in qualsiasi altro modo, e neanche di dargli mai l&#8217;occasione di procurarsi qualche sostanza,&nbsp;oppure, se non intendono regolarsi secondo questa prassi e desiderano offrire qualche cosa al monastero per la salute dell&#8217;anima loro, facciano donazione dei beni che vogliono regalare al monastero, riservandosene, se credono, l&#8217;usufrutto.&nbsp;Così si precludano tutte le vie, in modo da non lasciare al ragazzo alcun miraggio da cui possa esser tratto in inganno e &#8211; Dio non voglia! &#8211; in perdizione, come ci ha insegnato l&#8217;esperienza.&nbsp;La stessa procedura seguano anche i meno abbienti.&nbsp;Quanto a coloro che non possiedono proprio nulla, facciano semplicemente la domanda e offrano il loro figlioletto con l&#8217;oblazione della Messa, alla presenza di testimoni.</em></li>
<li></li>
</ol>
<h3 class="western" align="center">Il nostro futuro</h3>
<p class="western" align="center">Padre Claudio – 16 settembre 2026</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Questo capitolo può essere l’occasione per una riflessione sull’offerta della nostra vita. Oggi non è più pensabile e possibile che i genitori decidano il futuro dei loro figli con una consacrazione di questo tipo, anche se hanno un ruolo molto importante per aiutarli a costruirlo. Questo testo però ci ricorda che noi offriamo a Dio proprio il nostro futuro. La professione è un gesto puntuale, che resta segnato nel tempo, ma il suo effetto, la sua realizzazione, avviene nel dispiegarsi dei giorni. E in quel gesto offriamo a Dio la nostra vita, cioè il nostro futuro. Non solo lo affidiamo a Lui perché ci accompagni, ma glielo offriamo perché Lui ci guidi. <i>Non la mia, ma la tua volontà sia fatta</i> (Lc 22,42).</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Non sappiamo quale sarà il nostro futuro, cosa Dio potrà chiederci. Ma in quel gesto c’è il nostro fidarci di Lui, del fatto che qualsiasi cosa ci possa chiedere sarà per il nostro bene e per il bene dell’umanità. Poniamo la nostra vita nelle sue mani perché possa “usarla”, perché sia uno strumento a sua disposizione. Questo significa non irrigidirsi in nessuna forma o scelta intermedia, ma restare protesi nella ricerca della sua volontà. La conversione di vita non è solo dal male al bene, ma anche da un bene ad un altro che Lui ci chiede.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Non si tratta di lasciare solo dei beni materiali, ma la pretesa di gestire la nostra vita, anche verso e nel bene. E questo richiamo può riemergere nel tempo, come il fascino dei beni materiali. Il fascino di gestirci, di decidere il nostro futuro pensando al nostro benessere. Perché questa scelta va contro la logica del mondo, contro la sensibilità del nostro tempo, ma in realtà di ogni tempo. E’ un continuo sostituire al nostro IO il TU di Dio. E in questo un strumento importante è proprio l’obbedienza e la rinuncia all’autonomia, al decidere da soli. La disappropriazione non riguarda solo i beni materiali, ma tutto il nostro essere. Apparteniamo a Lui, vogliamo appartenere a Lui.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2992</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Dono totale a Dio</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2945</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2945#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2945</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 24-29 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare per sé la minima proprietà,&#160;ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più padrone neanche del proprio corpo.&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2945" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 24-29 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare per sé la minima proprietà,&nbsp;ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più padrone neanche del proprio corpo.</em></li>
<li><em>Quindi, subito dopo, sia spogliato in coro delle vesti che indossa e rivestito dell&#8217;abito monastico.&nbsp;Ma gli indumenti di cui si è spogliato devono essere conservati nel guardaroba,&nbsp;in modo che, se in seguito dovesse &#8211; Dio non voglia!- cedere alla suggestione diabolica e lasciare il monastero, sia mandato via senza l&#8217;abito monastico.</em></li>
<li><em>Non gli si restituisca invece la domanda che l&#8217;abate ha ritirato dall&#8217;altare, ma sia conservata in monastero.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Dono totale a Dio</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio –&nbsp;10 settembre 2026</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il non possedere più beni, lo spogliarsi dei propri abiti, sono segni esteriori e simbolici di un dono totale della propria vita a Dio. La povertà, come pure l’obbedienza, non vanno intesi come forme di ascesi, ma come conseguenze e concretizzazioni di questo dono. Il non disporre più neppure del proprio corpo è un rimando forte alla rinuncia alla propria autonomia per ricercare e compiere solo la volontà di Dio. Quell’offerta fatta a Dio alla presenza dei santi e della comunità non è senza effetti concreti e immediati.</p>
<p style="text-align: justify;">Positivamente sono aiuti e rimandi a questa scelta fondamentale, perché non sia uno slancio momentaneo e passeggero, ma una trasformazione di tutta la vita. Questo affidamento a Dio inizia in questo momento ad essere sempre più permeante e concreto. Dall’esteriorità dei beni materiali pian piano deve scendere nella profondità del cuore e del modo di pensarsi e di porsi nell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Vanno sempre visti e vissuti in questa prospettiva positiva di offerta di se stessi, di affidamento, di crescita nella fiducia. Se e quando ci diventano un peso dobbiamo chiederci perché, che cosa vorremmo difendere e cosa stiamo realmente perdendo. Il rischio è di perdere questo abbandono cercando delle sicurezze, degli spazi nostri, delle consolazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Vangelo troviamo alcune immagini forti che Gesù ha usato per sé e per i suoi discepoli: <em>Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo</em> (Lc 9,58) che ci dicono come questi aspetti esteriori hanno però una ricaduta sulla nostra dimensione interiore, sul nostro porci davanti a Dio. Certamente non si può misurare il nostro affidamento a Dio da questi segni, ma essi hanno però un effetto sulla nostra libertà. Non essendo disincarnati vi deve essere una convergenza, che diventa sempre più unificazione, tra desiderio del cuore e concretezza della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Benedetto questi non sono solo segni esteriori e visibili di un passo spirituale, ma strumenti per rafforzarlo e renderlo autentico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2945</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regola cap. LVIII &#8211; Accolti da Dio</title>
		<link>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2943</link>
		<comments>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2943#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[monastero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Commento alla Regola]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero]]></category>
		<category><![CDATA[Regola di San Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2943</guid>
		<description><![CDATA[Regola di San Benedetto Capitolo LVIII, 21-23 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli Una volta depositato il documento sull&#8217;altare, il novizio intoni subito il versetto: &#8220;Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa e vivrò; e non deludermi nella mia speranza&#8221;. Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto, aggiungendovi alla fine il Gloria.&#160;Poi il&#160;<br/><br/><a href="https://www.monasterogermagno.it/monastero/?p=2943" class="read-more">Continua a leggere</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Regola di San Benedetto</h3>
<h4 style="text-align: center;">Capitolo LVIII, 21-23 – Norme per l&#8217;accettazione dei fratelli</h4>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><em>Una volta depositato il documento sull&#8217;altare, il novizio intoni subito il versetto: &#8220;Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa e vivrò; e non deludermi nella mia speranza&#8221;. Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto, aggiungendovi alla fine il Gloria.&nbsp;Poi il novizio si prostri ai piedi di ciascuno dei fratelli per chiedergli di pregare per lui e da quel giorno sia considerato come un membro della comunità.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Accolti da Dio</h3>
<p style="text-align: center;">Padre Claudio – 4 settembre 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il rito della professione ci ricorda alcuni aspetti importanti. Il primo è che senza l’aiuto di Dio il nostro desiderio è destinato a fallire perché non bastano le nostre forze. Il cammino monastico è l’incontro di due libertà e un cammino di relazione con Dio. E’ Lui il primo che ci deve accogliere e che ci deve accompagnare e sostenere. Questo ci dice che certamente è importante il desiderio e l’impegno del novizio, ma non è centrale, perché se non è in sintonia e in continuo riallineamento con quello di Dio, non c’è alcuna speranza e si andrà a esaurire o a infrangere con le difficoltà della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo è quel riferimento “secondo la tua parola”, che indica già il luogo e il modo per custodire e mantenere viva la relazione con Dio. La nostra speranza si rinnova in questa relazione, ma non è la speranza di realizzare i miei progetti, belli e santi che siano, ma quella di realizzare quelli di Dio. E questi si dispiegano nel corso dei giorni e degli anni. Questo significa che occorre un atteggiamento di ricerca, di ascolto e la disponibilità a cambiare, e rinnovarsi. Non abbiamo già in mano la mappa del cammino fino al suo compimento. La ricerchiamo percorrendola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo spunto di riflessione è che siamo tutti accolti da Dio, e la comunità, di cui il novizio entra a far parte condividendo aspetti spirituali e materiali, è prima di tutto la comunità di Dio. Anch’essa vive in questo atteggiamento di ascolto, ricerca e rinnovamento. La comunità accoglie il giovane perché anch’essa è stata accolta prima da Dio. Usando un’atra immagine della Regola, il monastero è la casa di Dio di cui i monaci sono i primi ospiti, e condividono con altri questa esperienza di accoglienza e cura di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza che ciascuno fa di essere accolto, amato, da Dio ci permette di accoglierci reciprocamente, di amarci reciprocamente. Se manca questa esperienza fondante il monastero è una penitenza, perché non se ne capiscono le dinamiche relazionali e le modalità di vita. Le logiche dell’efficienza, dell’omologazione del mondo non funzionano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma noi non possiamo accogliere Dio se non accogliamo coloro che lui ha già accolto prima di noi. Le relazioni comunitarie, il modo con cui ci si accoglie, ci si perdona, non sono solo sociologiche, hanno uno spessore spirituale profondo. Smascherano le idealizzazioni e le illusioni. Sono chiamato a imparare ad accogliere Dio anche se diverso da come me lo aspettavo, da come l’ho conosciuto all’inizio del cammino. E lo scopro e accolgo nella sua realtà attraverso i fratelli che Lui ha scelto e mi ha donato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.monasterogermagno.it/monastero/?feed=rss2&#038;p=2943</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
